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Miraculous Heroes 3

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Titolo: Miraculous Heroes 3
Personaggi: Adrien Agreste, Marinette Dupain-Cheng, altri
Genere: azione, mistero, romantico
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, what if...?, original character
Wordcount: 2.938 (Fidipù)
Note: Buon salve! Eccoci di nuovo qua con il consueto appuntamento di Miraculous Heroes! E che dire...beh, oggi vi disturbo poco (anche perché ho un capitolo da finire - una robetta sulla mia coppia preferita in Pokemon - e uno da iniziare di Miraculous Heroes, quindi il tempo è prezioso oggi!), e passo subito ai rituali di ringraziamento: grazie a tutti voi che leggete, che commentate (sappiate che, anche se non rispondo, leggo tutte le vostre recensioni!), che inserite le mie storie storie o me nelle vostre liste e...
Beh, semplicemente grazie!

 

 

Marinette inspirò profondamente, entrando nel locale e sorridendo a Ivan che stava posando alcuni piatti a un tavolo; la ragazza fece vagare lo sguardo, fermandosi sulla giovane che, seduta sotto la finestra, armeggiava con il cellulare: «Alya!» esclamò, avvicinandosi velocemente al tavolo e sorridendo all’amica.
La ragazza posò il telefono, sorridendo alla mora: «Sei ancora viva!» sentenziò, alzandosi e stringendo Marinette in un abbraccio caloroso, guardandola poi da dietro le lenti quadrate degli occhiali: «Ormai siamo donne impegnate e non possiamo vederci come un tempo!»
«Come va con l’università?» domandò Marinette, districandosi con la sciarpa e poi accomodandosi al tavolo scelto dall’amica, posando il tutto su una delle sedie vuote: «Hai già fatto qualche scoop?»
«L’altro giorno!» esclamò Alya, prendendo il cellulare e armeggiando con le foto: «Guarda qua! Un’akumatizzata! Si è fatta chiamare La Soeur.» spiegò, mostrandole le foto che aveva fatto: «Era molto vicina a Radio France – io ero lì per fare una noiosissima intervista. Vabbè, lasciamo perdere – ma i nostri eroi l’hanno fermata. E Guarda qua» Alya armeggiò con una foto, aumentano lo zoom e mostrando poi lo schermo a Marinette: «Guarda! C’è un nuovo elemento! Questo in viola!»
«Uao. E’ vero!»
«Il ritorno di Papillon e un nuovo eroe. Devo assolutamente riprendere in mano il Ladyblog…mh, magari dovrei cambiargli nome, che dici?»
«Il ritorno di Papillon?»
«Ovvio. C’è stata un’akumatizzata! Chi altri potrebbe essere? Dopo Coeur Noir e quel pazzo tedesco, ecco che torna il nostro caro vecchio Papillon!»
Marinette abbozzò un sorriso, mentre Alya continuava a fare le sue congetture: come avrebbe potuto spiegarle che Soeur non era stato altro che un piccolo incidente di percorso del novello Hawkmoth, senza che l’amica sospettasse qualcosa? Semplice, non poteva. Oltretutto non era l’unica che pensava a un ritorno di Papillon: anche i suoi genitori, ascoltando la notizia dell’akumatizzata avevano pensato la stessa identica cosa.
«Comunque mi avevi detto che volevi chiedermi una cosa.» Alya si fermò, sorridendo: «Allora? Cosa volevi chiedermi?»
La mora inspirò profondamente, abbassando lo sguardo celeste sulle mani e lasciando andare l’aria: «Mifarestidatestimone?» domandò tutto d’un fiato, alzando poi timorosa gli occhi e notando Alya in silenzio, la testa piegata di lato e lo sguardo dubbioso.
«Cosa hai detto?»
«Non farmelo ripetere. Per favore.»
«Marinette, davvero, non ho capito cosa hai detto» dichiarò la ragazza, allungando una mano e stringendo quella dell’amica: «Mi sembrava solo una lunga immensa parola e, anche se ti conosco da più tempo di Adrien, non ho la sua stessa capacità di traduzione.»
«Mi faresti da testimone?»
«Hai commesso un omicidio e devo testimoniare per il tuo alibi?»
«Alya!»
«Ok. Ok. Testimone di co…» la ragazza si fermò, sgranando gli occhi castani e osservando la mora come se, all’improvviso, le fosse sbucata una seconda testa: «Lo fate? Vi sposate? Veramente?»
«Sì…»
«Non ci credo.» Alya si portò le mani alla bocca, scuotendo la testa: «Ma non è…cioè, voglio dire, abbiamo iniziato ora l’università e…»
«Secondo te è presto?» domandò Marinette, chinando lo sguardo e abbozzando un sorriso.
«No» dichiarò l’amica, scuotendo la testa: «Per un’altra coppia forse sì, ma non per Adrien e te. Voi siete come le grandi coppie, tipo Romeo e Giulietta senza la fine tragica. E sì, sarò onorata di essere la tua testimone, Marinette.»
«Grazie, Alya.»
«A proposito. Quand’è il matrimonio?»
«Appena avremo il via libera. Fra un mese, massimo due.»
«Ok. Non sono pronta a vederti come una donna sposata.»
«Fidati. Siamo in due.»
«Allora, donna quasi-sposata.» Alya allargò le braccia, sorridendo allegra: «Che cosa devo fare, in qualità di testimone della sposa?»
«Non lo so.» sospirò Marinette, scuotendo la testa: «Non l’abbiamo ancora detto ai nostri genitori e c’è da organizzare tutto ed io…non ho la più pallida idea di cosa fare e da dove iniziare.»
«Io la butto lì, ma forse sarebbe meglio partire dall’avvisare mamma e papà. Non credi?»
«Sì, direi di sì.»
«Agli inviti ci penso io. Chi avevi in mente?»
«Beh, i nostri vecchi compagni di classe e le persone più strette? Non so. Non volevo fare una cosa esagerata, invitando mezza Parigi.»
«No, quello lo farebbe Chloé. La inviti, vero? Ti prego, devi farlo per me: voglio vedere il suo volto quando Adrien ti metterà l’anello al dito.»
«Alya!»
La ragazza sorrise, adocchiando il vecchio compagno di scuola, che si stava avvicinando al loro tavolo: «Ehi, Ivan! Sei invitato al matrimonio di Adrien e Marinette.»
«Quando?»
«Fra due mesi, più o meno. Appena ho la data precisa, te la dico.» sentenziò Alya, facendo l’occhiolino al ragazzo: «Ok, Ivan è andato. Chi manca? Nathaniel, Kim, Alix, Max, Myléne, Juleka, Rose, Sabrina, Chloé. Invitiamo anche le professoresse? Lila e il gruppo delle superiori, ovviamente. Non sento Sarah da un bel po’. Chissà come le sta andando con Rafael ‘lo infilo dappertutto’ Fabre.»
«Decisamente bene, fidati.»
«Sembra assurdo che uno come Rafael sia stato messo al muro da Sarah che è la dolcezza fatta persona.» dichiarò Alya, sorridendo: «Sembra tanto una cosa che si legge in quei romanzi che adora tanto Rose. Ok, torniamo ai discorsi seri: hai altri in mente da invitare?»
«Per ora no.»
«Ok. Tu pensa a una lista con Adrien e poi fammela avere. L’abito?»
«Ci sto lavorando.»
«Nel senso che te lo fai da sola?»
«E’ brutto, secondo te?»
«No, in verità sono curiosa di sapere cosa tirerai fuori. Sono certa che sarà fantastico!»
«Il rinfresco? Hai già un luogo? E la cerimonia? Le bomboniere? Poi che altro…»
«Non lo so. Non lo so. Non lo so.» pigolò Marinette, portandosi le mani al volto e scuotendo la testa: «Non so niente di tutto questo. Ma perché non può essere facile? A che cosa serve tutto questo?»
«A rendere il giorno memorabile?»
«Sposo il ragazzo che amo da quando avevo quattordici anni. Fidati, più memorabile di questo non so proprio cosa può esserci.»
«Ok, ok. Calmati, sposina. Un passo per volta, ok?»
«D’accordo.»
«Intanto voi, novelli sposi, lo dite ai vostri genitori. Un passo per volta.»
«Un passo per volta.»
«Ottimo!»


«Sei molto ricercato» commentò Fu, osservando Alex mentre scriveva velocemente sul cellulare: «Uno dei ragazzi o qualche compagno di università?»
«Guarda com’è curioso il maestro!» dichiarò il ragazzo, passandosi una mano fra i capelli mori e sorridendo: «Una ragazza. L’ho conosciuta mentre andavo a dare un esame.»
«E’ carina?»
«E’ bellissima.» mormorò sognante Alex, poggiando il volto contro i pugni chiusi, mentre l’anziano si sedeva di fronte a lui: «Ha dei lunghi capelli neri, gli occhi scuri e poi è cinese. E’ perfetta.»
«Ah già. La tua fissa per le orientali. Cosa ci troverai mai?» sbuffò Fu, storcendo la bocca in un ghigno: «Fa, per esempio, è una spina nel fianco: ho sempre avuto pietà per quel poveraccio che se l’è presa. A proposito, l’ultima volta che l’ho sentita, aveva detto che mi avrebbe spedito qualcosa ma non ho ancora visto niente…»
«Magari è ancora a giro da qualche parte del mondo?»
«Beh, spero siano quelle radici che coltiva lei e che non trovo da nessuna parte! Son fenomenali con il riso cotto alla perfezione e la carne di maiale passata alla piastra.»
«Passo. Grazie.»
«Ho forse detto che te le avrei offerte?»
«Per fortuna no.» bofonchiò Alex, dirigendosi verso la sua camera e digitando velocemente la risposta a Xiang e la inviò, buttandosi sul letto e rimanendo in attesa: era lenta a scrivere, quasi come se non mandasse molti messaggi al giorno.
In vero, sapeva veramente poco di lei: quando l’aveva trovata fuori dalla facoltà, dopo aver sostenuto l’esame, aveva ringraziato ogni divinità che conosceva – compresi i Sette Dei, altrimenti sette piccoli spiritelli lo avrebbero trucidato – e aveva parlato un po’ con lei, rimanendo incantato dalla bellezza della ragazza e dal suo carattere.
Orgogliosa e testarda, l’aveva definita nella sua testa, quando si era impuntata per pagare il suo the che lui le aveva offerto, ma anche gentile e dolce, come quando aveva sorriso a un bambino che si era scontrato con lei e le aveva regalato una generosa macchia di qualcosa sul cappotto candido come la neve.
Xiang non sembrava che badasse molto a cosa indossava.
Si era trattenuto molto dal chiederle di sposarlo seduta stante.
Il cellulare vibrò e, con il sorriso sulle labbra, lo afferrò, leggendo velocemente la risposta che Xiang gli aveva mandato: dopo una breve consultazione con Rafael – che era valsa anche domande da parte del parigino e sguardi curiosi – aveva deciso di invitarla per una romantica passeggiata sulla Senna.
Un’uscita da amici, la città dell’amore come sfondo e la proposta di vedersi ancora, magari non come semplici amici.
Era tutto perfetto.
E Xiang aveva appena accettato di uscire con lui.
Tutto era assolutamente perfetto.


«Com’è andata?»
Marinette sorrise, sentendo la voce dall’altro capo del telefono e, dopo aver evitato una signora e la sua borsa, si fermò nella piccola zona di alberi, vicino la fermata della metrò che l’avrebbe condotta verso casa: «Alya ha accettato.» dichiarò allegra, imponendosi di non fare nessuna piroetta di felicità.
A casa, lo avrebbe fatto al riparo da sguardi indiscreti.
«Dove ti trovi ora?»
«Les invalides» rispose la ragazza, dando un’occhiata veloce alla piccola edicola e notando il numero vecchio di 93 Style dove, in copertina, c’era un Rafael ammiccante: «Tu che fai?»
«Quello che faccio tutti i giorni…»
«Tenti di conquistare il mondo?»
«No. Per quello ci pensano i nostri supercattivi» le rispose il ragazzo divertito, sospirando poi pesantemente: «No, al momento sto guardando la ragazza più bella di tutta Parigi.»
«Sei su un set?» domandò Marinette, sentendo poi qualcosa di caldo posarsi sotto l’orecchio; sussultò, voltandosi e trovando davanti a sé Adrien con il cellulare in mano e un sorrisetto divertito: «Cosa…?»
«Ero da queste parti per un’intervista» le spiegò Adrien, chinandosi e baciandole la punta del naso: «Ti avevo visto anche prima che ti chiamassi. Sono bravo a pedinare, non è vero?»
«Sicuramente più bravo di me…» bofonchiò Marinette, accostandosi a lui e lasciandosi avvolgere dall’abbraccio caldo del giovane: «Mi scoprivi molto spesso.»
«Tutte le volte» sentenziò Adrien, poggiando la testa contro quella della ragazza e sorridendo: «Sapevo perfettamente quando mi seguivi. Problemi?»
«Nessuno. Voglio solamente essere abbracciata.»
«Come desideri, ma belle.» dichiarò Adrien, aumentano la presa attorno alla fidanzata e sorridendo: «Pensavo di chiedere a Rafael di farmi da testimone.»
«Rafael?» domandò Marinette, alzando il viso verso di lui e fissandolo curiosa: «Non Nino?»
«Nino mi ucciderebbe se gli lasciassi una responsabilità come tenere gli anelli» spiegò velocemente Adrien, chinandosi e sfiorandole la bocca con la propria: «No, pensavo a Rafael: è sempre il solito pennuto rompiscatole che ci ha provato con te, ma è mio amico. No?»
«Sì. Siete amici.»
«Quindi perché non chiederlo a lui? Certo, ci sarebbero anche Wei e Alex, ma non so…» il biondo si fermò, scuotendo la testa: «Rafael mi sembra il più indicato e poi così posso sbattergli in faccia il fatto che tu sposi me.»
«Lo sai, vero, che Rafael è completamente andato per Sarah?»
«Sì. Ma lo sai che lui…»
«Adrien, è passato del tempo. Tanto tempo: Rafael è cambiato e adesso ha una bella relazione con Sarah» spiegò Marinette, allungando una mano e carezzando la guancia del ragazzo: «E non ti va ancora giù il fatto che sia stato un farfallone perché, volente o nolente, un poco lo sei stato anche tu.»
«Io non…» Adrien si fermò, assottigliando lo sguardo verde e fissandola in volto: «Eravate la stessa persona! Non puoi mettermi a paragone con Rafael 1.0»
«D’accordo» assentì Marinette, ridacchiando e sfuggendo alla stretta del ragazzo: «Però all’epoca non sapevi che ero io.»
Adrien s’imbronciò, allungando una mano e afferrandola, trascinandola di nuovo fra le sue braccia e tenendole le mani dietro la schiena: «Sei tremenda, lo sai?» le domandò, chinandosi e mordendole lievemente il naso: «E per punizione, ceneremo con i nostri genitori» dichiarò, notando lo sguardo celeste diventare agitato: «Dobbiamo dirglielo, Marinette. Mio padre penso l’abbia capito quando gli sono andato a chiedere…beh, in verità volevo chiedergli un prestito, mentre lui mi ha sbattuto in faccia i miei guadagni come modello.»
«Lo so, me l’ha detto anche Alya.»
«Via il dente, via il dolore. No?»
«Per forza?»
«Già. E non pensare di rimandare: mentre tu eri con Alya, io ho chiamato Tom e gli ho detto che domani ceneremo nel ristorante dell’hotel dei Bourgeois.»
«Mi odi, per caso? Ci sarà sicuramente Chloé.»
«E allora?»
«Adrien…»
«No, niente Adrien» dichiarò risoluto il ragazzo, portandole indietro una ciocca di capelli: «Andremo a mangiare lì, daremo ai nostri genitori la lieta novella e se c’è Chloé la ignorerai. D’accordo, principessa?» Marinette si voltò di lato, mugugnando una risposta e facendo sorridere il ragazzo: «Non ho capito, Marinette.»
«D’accordo.»
«Brava la mia ragazza.»
«Sia chiaro, se Chloé viene al nostro tavolo e ci prova, io non rispondo delle mie azioni o dei coltelli che voleranno.»
«Me ne ricorderò.»


Sarah si morse il labbro inferiore, osservando le pagine davanti a sé e sentendo la sua testa svuotarsi di ogni informazione: sapeva che quell’esame era ostico, ne aveva discusso con alcune sue compagne di corso ed erano tutte convenute che quell’esame era infattibile, senza contare che la professoressa Nolet era anche di manica stretta riguardo ai voti.
«Sarah?» la voce di Rafael le arrivava da lontano, mentre lei accentuava il morso e continuava a fissare le pagine davanti a sé: «Sarah, maledizione, stai per farti uscire sangue!» sbottò il ragazzo, riportandola alla realtà: Sarah sbatté le palpebre, osservando il viso di Rafael molto vicino al proprio e  sentendo il polpastrello di lui che le massaggiava il labbro inferiore: «Ci sei andata vicino…»
«Cosa?»
«Ti sei morsa, fino a farti quasi uscire il sangue» le spiegò Rafael, fissandola serio e portandole indietro alcuni capelli: «Questo esame ti sta facendo dannare, eh piccola?» continuò, massaggiandole le tempie con i pollici: «Quando è?»
«Domani.»
«Mh. Sai che è inutile che studi adesso? Il tuo cervello ha assimilato quello che poteva e tutto quello che leggi e cerchi di immagazzinare adesso va nella memoria a breve termine e domani sarà sparito.»
«Non so nulla.»
«Questo invece è un trucchetto della tua mente» dichiarò il ragazzo, battendole un dito sulla  fronte: «Ora non ricordo il termine tecnico, ma serve per salvaguardarti in caso di fallimento, perché darai la colpa al fatto che hai studiato poco e per questo non sapevi.»
«E tu come lo sai?»
«Perché fra le mie conoscenze c’è stata anche una psicologa e mi ha spiegato un po’ di cosette, mentre mi uccidevo per i compiti al Le-Grand.»
«Era meglio se non chiedevo.»
Rafael rimase in silenzio, continuando a massaggiarle le tempie: «Ti pesa, vero?» domandò dopo un po’, abbozzando un sorriso triste: «Il mio passato, intendo. Ok, è una domanda idiota: sicuro che ti pesa. Se fossimo invertiti penso che vorrei uccidere chiunque…»
«Sì e no.» mormorò Sarah, prendendo le mani di Rafael fra le proprie e abbassandole: «No, perché il tuo passato è ciò che ti ha portato a essere chi sei ora; e sì, perché le donne con cui stato, l’esperienza che hai…» si fermò, storcendo le labbra in una smorfia: «Ho sempre paura che io…che io…»
«Che tu sei bella, dolce e semplicemente perfetta?»
«Che non sono all’altezza, Rafael.»
«Tu sei tutto quello che voglio, Sarah.» dichiarò deciso Rafael, prendendole le mani e portandosele alle labbra: «E adesso, per evitare che ti azzanni di nuovo quel bel labbrino, che ne dici di cenare? E’ presto perché è freddo, ma avrei l’occorrente per fare il tamboulé. Che ne dici?»


Lila osservò il cellulare che vibrava e si muoveva appena sul tavolino davanti al divano: «Dovresti rispondere» le suggerì Vooxi, poggiandosi sulla sua spalla e prendendole una ciocca di capelli castani: «Non puoi continuare a ignorare le chiamate di tua madre.»
«Non voglio.»
«Lila…»
«Non potrei tagliare i legami con quella parte di famiglia?» domandò la ragazza, tirando su le gambe e poggiando la fronte contro le ginocchia: «Che ne dici? Fare finta che mia madre e mio padre non esistano e vivere la mia vita tranquilla e beata.»
«Se ciò può farti star bene sì, puoi farlo» dichiarò Vooxi, volando fino al cellulare: «Ma non ti fa bene e lo sai. Sei triste ogni volta che non rispondi a una sua chiamata.»
«E’ la mia mamma…»
«Lo so, Lila.»
«E allora perché, ogni volta che parlo con lei, mi devo sentire inadeguata? Inutile?»
Vooxi sospirò, abbassando il capino e osservando il cellulare smettere di vibrare: «Io non posso dirti alcunché, con mia madre avevo un rapporto completamente diverso: ero il figlio maggiore e unico uomo di casa, dato che mio padre era morto. Mia madre contava su di me, tutta la mia famiglia contava su di me.» si fermò, alzando la testa e sorridendo triste alla ragazza: «Però posso dirti una cosa: darei qualsiasi cosa per parlare o litigare ancora una volta con mia madre: sono a giro per il mondo da tantissimo tempo e ho visto molti miei Portatori soffrire perché non hanno dato una seconda occasione. Sarà dura e lei ti criticherà, ma non chiuderla fuori, Lila. Un giorno te ne pentirai.»
La ragazza lo fissò serio, allungando poi una mano e carezzandogli la testa: «Così piccolo e così saggio.» mormorò, spostando poi l’attenzione sul cellulare che riprese a vibrare: «Una seconda occasione, eh?» bisbigliò, prendendo l’apparecchio e accettando la chiamata: «Pronto? Ciao, mamma. No, scusami. Ero sotto la doccia…sai che mi piace farle lunghe, possibilmente calde e con un bel cinese nudo con me…cosa? No. Stavo  scherzando, mamma. Wei è ancora al lavoro e…sì, lavora sempre in quel buco. Sì.» Lila mise una mano sopra il cellulare, fissando male il kwami: «Questa me la paghi, stupido volpino.»
«Un giorno mi ringrazierai.»
«Credici.»
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