Crea sito

Miraculous Heroes 3

[Commenti - 0]   Stampa Capitolo o Storia Lista dei capitoli

- Dimensioni del testo +

Titolo: Miraculous Heroes 3
Personaggi: Adrien Agreste, Marinette Dupain-Cheng, altri
Genere: azione, mistero, romantico
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, what if...?, original character
Wordcount: 2.452 (Fidipù)
Note: Buon salve salvino! Bene, con questo capitolo inizia ufficialmente Miraculous Heroes 3, dato che si riprende la storia da dove l'avevamo lasciata...beh, più o meno, dato che sono passati due mesi buoni buoni da quando Maus è spirato; ritroviamo il gruppo di eroi miracolati e...beh, vediamo, vediamo. C'è qualche informazione che devo darvi? Ah sì, Amedei è un'azienda - o forse è il caso di dire cioccolateria? - italiana che ha sede in Toscana, più precisamente a Pontedera e rientra fra le migliori produttrici di cioccolata italiane. Indovinate a chi farà gola questa notizia?

 

 

Il grande viale era illuminato dai lampioni, mentre due figure si avvicinavano furtive al bancomat, guardandosi attorno guardinghe: «Il bancomat.» ordinò uno dei due, indicando con un cenno del capo il terminale e osservando l’altro accostarsi e guardarsi attorno: «Fai alla svelta.»
«Ho bisogno di tempo…»
L’uomo sbuffò, infilando le mani in tasca e sentendo il freddo familiare della pistola: «Fai alla svelta.» ordinò nuovamente, mentre il fiato si condensava in piccole nuvolette davanti al volto: «Non so…»
«Seratina fredda, vero?» domandò una voce divertita, facendo trasalire i due ladri: «Sinceramente, avrei preferito rimanere a casa a guardare per l’ennesima volta Le due torri, ma voi…»
Uno degli eroi di Parigi uscì dall’ombra, il volto sorridente e lo sguardo fisso su di loro: «Seriamente, che problemi avete a voler rapinare bancomat con questo freddo?»
«Ehi, pennuto!» esclamò una voce divertita dall’alto: «Ti stai lamentando?»
«Io non sono certo un gattaccio viziato…» bofonchiò Peacock, alzando lo sguardo e osservando il suo compagno d’armi: «Qui il re dei lamenti sei tu, Chat Noir.»
«Non è vero!»
Peacock sbuffò, portandosi una mano all’orecchio e azionando l’auricolare: «Boss? Vero che Chat si lamenta in continuazione?»
La ragazza sospirò, balzando al fianco dell’altro eroe: «Io non vedo l’ora che Bee e Volpina tornino.» sbuffò, voltandosi verso i due ladri e notando come questi, approfittando della distrazione di Peacock, stessero cercando di scappare: «Tortoise, sono tutti tuoi. Come al solito.» dichiarò, osservando l’eroe verde uscire dall’ombra e sistemare velocemente i due criminali: «Mogui?»
«Sono qua, Ladybug.» dichiarò la voce allegra dell’americano: «Li avete sistemati?»
«Sì.» assentì la ragazza, osservando Chat Noir raggiungerli, mentre Tortoise appoggiava i due ladri contro il tronco di un albero del viale: «Anche questi sono stati sistemati.»
«A furia di ripetermi…» dichiarò Chat, portandosi una mano all’orecchio: «Perché tu non sei tornato in America per le vacanze natalizie, Mogui?»
«Perché ho una cosa chiamata istinto di sopravvivenza?» rispose Alex, dalla sua postazione a casa di Fu: «Non è che mi sono trasferito qui in Francia per scherzo. Se torno a casa, minimo, mio padre mi uccide.»
«Esagerato.»
«O mi sequestra.»
«Ok, questo posso capirlo.»
«Esperienza personale, gattaccio?»
«Taci, essere inutile.»
Ladybug sospirò, lasciando perdere i due e affiancando Tortoise: «Mi sembra di essere tornata all’inizio.» borbottò, incrociando le braccia al seno e osservando i due ragazzi litigare: «Ogni occasione è buona per litigare.»
«Peacock sente la mancanza di Bee.» dichiarò Tortoise, rialzandosi e sorridendo alla ragazza: «Appena tornerà si darà un calmata, vedrai. E Chat la finirà di punzecchiarlo.»
«Sì, non preoccuparti, Ladybug.» si aggiunse Alex: «Comunque mi dispiace avermi messo in allarme per niente.» aggiunse dopo un po’, sospirando: «Avevo sentito alcune comunicazioni della polizia e…»
«Tranquillo, amico.» sentenziò Tortoise, portandosi una mano all’orecchio e sorridendo: «Siamo un po’ tutti in allarme, dopo quello che è successo due mesi fa.»
«Il tuo lavoro è encomiabile, Mogui.» dichiarò Ladybug, annuendo con la testa sebbene il ragazzo non potesse vederla: «Ti dovremmo dare un premio.»
«Un appuntamento con te, magari?»
«Ehi! Quante volte ti devo dire di non provarci con la mia signora?»
«Io non demordo.» dichiarò Alex, ridendo divertito: «Allora, domani tornano Sarah e Lila. Andiamo da qualche parte a festeggiare? Magari ci portiamo dietro anche Fu, che ne dite?»
«E’ ancora strano?» domandò Peacock, raggiungendo Ladybug e Tortoise: da quando Maus era morto, divorato dalla sua stessa invenzione, Fu aveva iniziato a comportarsi in maniera strana, tanto da mettere in allarme tutti loro.
«Alle volte è come se avesse visto un fantasma, sapete?» bofonchiò Alex, sospirando: «Non è che vivo in un posto infestato e nessuno mi dice nulla? E se l’avessero posseduto?»
«Magari sarà solo stanco per la ricerca del nuovo Possessore del Miraculous della Farfalla.» buttò lì Chat Noir, inspirando profondamente: «Non penso sia facile trovare qualcuno di adatto.»
«Senza contare che Bee e Volpina sono volute tornare dalle loro famiglie per Natale. Con quelle ombre assassine in circolazione.»
«Ti pesa proprio che la tua bella ti abbia lasciato a secco per le feste, eh pennuto?»
«Tu…»
«Chat, lascialo stare.» sentenziò Ladybug, scuotendo il capo: «Tornerà domani, Peacock. Devi solo attendere un altro giorno.»
«Mi sento offeso.» dichiarò Tortoise, sorridendo: «Perché non prendi in giro anche me?»
«Perché, punto primo, tu non reagisci come il nostro pennuto; punto secondo…» Chat si fermò, posando una mano sulla spalla dell’amico: «Torty, mio caro ragazzo, stai con Volpina: averla lontana dovrebbe essere una liberazione.»


Li aveva osservati per tutto il tempo, rimanendo immobile nell’ombra e appuntandosi mentalmente alcune note: troppo inesperti, troppo scoperti, non sapevano combattere.
La finestra sotto al cornicione, doveva aveva trovato riparo, si aprì e una volto familiare entrò nel suo campo visivo: «Freddino, eh?» commentò l’uomo, massaggiandosi le mani coperte dai guanti e sorridendole: «Pensi di stare lì appollaiata oppure entri?»
«Come hai fatto…?»
«Ad entrare in questa stanza?» le domandò l’uomo, rientrando all’interno della camera e sorridendole, mentre lei scivolava dentro: «Ho le mie chiavi: dovresti sapere che per me ogni porta aperta.» sentenziò l’altro, facendole l’occhiolino: «Allora? Come li hai trovati?»
«Inutili.»
«Sei veramente severa, mia cara.»
«Non sono all’altezza.»
«Tu dici? Io credo invece che lo siano.»
«Tu hai troppa fiducia in loro.»
«E tu troppo poca, mia cara Xiang.»


Alex sospirò, togliendosi l’auricolare e stirando le braccia verso l’alto, sentendo i muscoli indolenziti: «Niente di nuovo?» domandò la voce di Fu, facendo voltare il ragazzo: Alex si sistemò gli occhiali sul naso, scuotendo il capo moro e osservando l’anziano: era stanco, si vedeva lontano, e sobbalzava ogni volta che il campanello di casa suonava.
Come se fosse in allerta e avesse paura di qualcosa.
«Maestro?» Fu si voltò verso il ragazzo, osservandolo in attesa: «Va tutto bene?» domandò alla fine Alex, massaggiandosi la nuca e abbozzando un sorriso: «Non ho i superpoteri come gli altri, ma…»
«Sto bene, Alex.»
«Ne è sicuro?»
«Sì, sono sicuro.» sentenziò Fu, osservando: «E adesso vai a letto, domani tornano Sarah e Lila.»


Sarah socchiuse gli occhi, ascoltando le persone attorno a lei parlare in francese: quando aveva deciso di passare il Natale a casa, in America, non pensava che Parigi le sarebbe mancata così tanto.
Eppure era stato così.
Tornare a casa, rivedere sua madre, era stato bello ma mancava qualcosa.
Le erano mancati i suoi amici.
Le era mancato il suo piccolo appartamento e la tranquillità che aveva, rispetto al caos allegro della casa di sua madre.
Le era mancato sentire parlare francese, quella lingua che amava per la sua musicalità.
Ma più di ogni altra cosa…
«Sarah!» la voce maschile la fece sorridere, mentre si guardava attorno alla ricerca della figura di Rafael: il sorriso si accentuò, quando vide il ragazzo che, un braccio alzato verso l’alto, la stava salutando; Sarah accelerò il passo, correndo quasi verso di lui e, alla fine, si buttò nel caldo e confortevole abbraccio del giovane parigino.
«Ehi.» mormorò il ragazzo, serrando lieve la presa e sorridendo: «Ti sono mancato così tanto?»
«Non te lo dico.» bofonchiò lei contro la stoffa del maglione e inspirando a fondo il profumo dell’acqua di colonia che Rafael portava spesso; voltò leggermente la testa, posando l’orecchio contro il petto di lui e sorridendo alla vista del kwami del pavone che, nascosto sotto al cappotto, le stava facendo un cenno di saluto.
«Volete la musica romantica, per caso?» domandò la voce divertita di Adrien, facendole sciogliere l’abbraccio e voltandosi verso il biondo: «Bentornata, Sarah!» continuò Adrien, allargando le braccia e stringendola in una stretta fraterna: «E’ stata dura senza di te: sopportare il pennuto tutto soletto, ascoltare i suoi lamenti...»
«Ed io cosa devo dire?» bofonchiò Marinette, spintonando via il fidanzato e aggrappandosi all’americana: «Ero sola. Con tutti loro.»
«Mi dispiace, Marinette.» dichiarò la bionda, stringendo l’amica: «Non ti lascerò più. Lo giuro.»
«Quindi non tornerai più in America?» parafrasò Adrien, poggiando una mano sulla spalla di Rafael e sorridendo: «Sentito? Rimane qui!»
«Marinette, puoi zittirlo?»
«Ci sto provando da quando avevo quattordici anni, Rafael.» sentenziò Marinette, lasciando andare Sarah: «E’ impossibile.»
«Non è vero, my lady. Un modo c’è e lo conosci perfettamente.»
«Adrien!»
«Ti sono mancati?» domandò Wei, avvicinandosi a Sarah e stringendola in un abbraccio: «Bentornata, amica mia.»
«Mi siete mancati tutti.» dichiarò la ragazza, sollevandosi sulle punte dei piedi e sorridendo al cinese: «A parte Alex.» dichiarò, osservando il suo migliore amico dietro a Wei: «Non mi sei mancato per niente.»
«Qualcosa mi dice che hai incontrato i miei.»
«Sì.» assentì la ragazza, sbuffando: «Tua madre è in pensiero per tutto quello che ti può succedere qua e tuo padre…»
«Aspetta. Fammi indovinare.» Alex inspirò profondamente e rilasciò andare l’aria, guardando poi l’amica con fare solenne: «Quella nullità di mio figlio, cosa spera di fare in una città di cui non conosce nemmeno la lingua. Ah, fosse stato qua…»
«Sì, qualcosa del genere.»
«Ah, il caro Sergente Simmons. Non cambia mai.»
«Giuro, tuo padre sta facendo sembrare il mio un santo.» dichiarò Adrien, scuotendo il capo: «E mio padre era Papillon.»
«Andiamo a prendere Lila?» domandò Wei, battendo le mani e osservando il resto del gruppo con fare speranzoso: «Sapete che se non ci trova quando arriva…»
«Dobbiamo proprio?» chiese Adrien, scuotendo il capo: «Non senti questa tranquillità…»
«Andiamo.» sentenziò Marinette, spintonando il fidanzato che fece forza, costringendola a usare tutte le sue energie per fargli fare qualche passo, mentre Wei e Alex li seguivano scuotendo il capo.
«Com’è andata qua?» domandò Sarah, voltandosi verso Rafael, mentre lui le prendeva il bagaglio a mano: «C’è stato…»
«A parte Alex che ci ha fatto dare la caccia a un po’ di ladri…» il moro si fermò, scuotendo il capo: «Niente di nuovo. Willie sta impazzendo a studiare come diventare Gran Guardiana, il maestro Fu è sempre strano, Flaffy è ancora drogato di cioccolata…»
«Qualcuno ha detto cioccolata?»
«Torna al tuo posto, Flaffy.»
«Sei antipatico, orchetto.» sbottò il kwami, tornando nel suo nascondiglio e brontolando: «Molto antipatico.»
«Sopravvivrò.» sbuffò Rafael, scuotendo rassegnato il capo: «Sempre la solita routine. Ah, non abbiamo ancora un Portatore della Farfalla.»
«Ancora niente?»
«No, nessuno. A quanto sembra Fu ha problemi a trovare qualcuno di adatto.»
«Potrebbe tentare la tecnica che usò con noi.» buttò lì Adrien, intromettendosi nella conversazione e indicando sé stesso e Marinette: «Gettarsi per terra e aspettare che qualcuno lo aiuti.»
«Ah. Lo fece anche con me.» mormorò Wei, sorridendo: «Vidi questo signore anziano, che non camminava bene e…»
«Come Fu sceglie i Portatori…» dichiarò Alex, allungando le mani davanti a sé, come se stesse dicendo il titolo di un film: «Cadendo ai loro piedi.»
Raggiunsero velocemente l’uscita del volo di Lila e osservarono le persone che si guardavano attorno: «Sbaglio o hanno tutti l’aria stravolta?» domandò Rafael, ridacchiando e rimediando una gomitata da parte di Sarah: «Che ho detto?»
«Vanno capiti. Volavano con la volpe.» assentì Adrien, cercando di vedere l’amica fra la folla: «Wei, cosa vedono i tuoi occhi da gigante?»
«Lila.»
«Questo è amore. L’ha trovata subito.»
«La chiamiamo tutti assieme?» domandò Alex, ridendo: «Così la facciamo vergognare di brutto.»
«Ci sto, Alex.» assentì Adrien mentre Marinette lo fissava sconsolata: «Dai, my lady! E’ per darle il benvenuto!»
«Adrien, tu…»
«Io sono bello, incredibilmente simpatico e dannatamente sexy?»
«Io direi…»
«Wei! Tesoro!»
«Oh, abbiamo perso l’occasione.» bofonchiò Alex, voltandosi verso Marinette e Adrien: «Dovete smetterla di fare questi bisticci da coppietta. Pensate a chi è ancora single.» borbottò, girandosi in avanti e osservando Lila gettarsi fra le braccia del cinese e regalargli un appassionato bacio: «Ecco. Appunto.»
«Ehm. Lila?» mormorò Rafael, salutandola con un cenno e attirando l’attenzione dell’italiana: «Ciao. Ci siamo anche noi.»
«Ah. Giusto.»
«Come ‘ah. Giusto’?» borbottò Adrien, incrociando le braccia: «Uno fa la fatica di venirla a salutare…»
«Micetto, devo ricordarti cosa ho in valigia?» domandò Lila, scuotendo il capo: «Giuro, è la prima e ultima volta che vi porto qualcosa.»
«Hai quello che ti ho chiesto?» domandò Rafael, allungando il collo e fissando intensamente il bagaglio di Lila: «Tutto quello che ti ho chiesto?»
«Sì. Ho sia la tua roba che quella del micetto, piumino.»
«Mi devo preoccupare?» domandò Marinette, fissando i due ragazzi e poi Lila: «State per caso mettendo su un giro di…»
«Questi due idioti mi hanno mandato dei messaggi chiedendomi di portargli del formaggio italiano, per uno.» Lila indicò Adrien, che sorrise con fare colpevole: «E della cioccolata italiana, possibilmente quella di Amedei.» la ragazza spostò la mano nella direzione di Rafael.
«E’ per Plagg.»
«Flaffy ha letto su internet che è una delle migliori italiane!»
Lila sbuffò, alzando gli occhi al cielo: «Marinette! Sarah! Venite qua! Abbraccio di gruppo!» esclamò allargando le braccia e catturando entrambe le ragazze nella sua stretta: «Mi siete mancate tantissimo, ragazze! Tutto il tempo sola soletta, con Vooxi e i suoi maledetti film di Harry Potter.» si fermò, scuotendo il capo e  facendo danzare i lunghi capelli, lasciando andare le due ragazze: «Non vedevo l’ora di tornare.»
«E i tuoi nonni?» domandò Sarah, voltandosi in modo di osservare la ragazza in volto.
«Stanno bene. Anzi, mi hanno detto che se vogliamo andare tutti, una volta, sono felici di ospitarci.»
«Magari quando non ci saranno minacce…» mormorò Rafael, massaggiandosi il mento: «Potremmo fare una bella gita in Italia. Dove vivono esattamente, Lila?»
«In Toscana, molto vicino a Firenze.»
«Uh. La città di Ezio Auditore!» esclamò Alex, battendo le mani: «Devo assolutamente vederla dal vivo. E fare il salto delle fede…» si fermò, storcendo la bocca e poi negando con la testa: «No, forse quello è meglio di no.»
«Ci potremmo fare il matrimonio di qualcuno…» propose Lila, fissando con un sorriso deciso Marinette e Adrien: «Che ne dite?»
«Non ti ci mettere anche tu.» piagnucolò la mora, voltandosi verso Adrien in cerca di aiuto.
«Le nostre mamme la stanno un po’ tormentando. Un po’ tanto.» spiegò il biondo, passandole un braccio attorno alle spalle e attirandola a sé, posandole un bacio sulla tempia: «Abbiamo passato la giornata di Natale con Sabine e mia madre che proponevano cose.»
«Forza e coraggio, Marinette.» dichiarò Lila, sorridendo alla ragazza: «Pensa a quando sarai sposata con lui e dovrai sopportarlo tutti i giorni, tutte le ore.»
«Ehi! Non sono così male.»
«Ah no?»


Fu inspirò profondamente, osservando la tazza di tè che teneva tra le mani, senza vederla davvero.
Che cosa doveva fare?
Doveva dire ai ragazzi di lui?
Doveva metterli in guardia oppure lasciare…
L’uomo scosse la testa, socchiudendo gli occhi e scuotendo la testa.
Non sapeva cosa fare e non sapeva a chi chiedere aiuto.
Bridgette? No, assolutamente lei no.
Gabriel? Sophie? Poteva chiedere consiglio a loro due?
No. Doveva farcela da solo.
Doveva trovare una soluzione a quel dilemma che lo tormentava, da quando lui si era presentato alla sua porta, buttandogli addosso quel peso: «In che guaio mi hai cacciato?»
Devi login (registrati) per poter lasciare un commento.