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Miraculous Heroes 3

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Titolo: Miraculous Heroes 3
Personaggi: Adrien Agreste, Marinette Dupain-Cheng, altri
Genere: azione, mistero, romantico
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, what if...?, original character
Wordcount: 3.529 (Fidipù)
Note:Secondo aggiornamento della settimana e, come di consueto, abbiamo un capitolo tranquillo: certo, so già che mi maledirete per come sta procedendo lenta la storia ma preferisco muovermi piano piano, piuttosto che creare una storia affrettata. Avevo preventivato che Miraculous Heroes 3 sarebbe stata veramente lunga (molto, ma molto, più lunga di coloro che ci sono state prima) perché c'era veramente tanto da dire: c'era da presentare Xiang e Thomas, c'era da introdurre Felix, c'era da tirare fila che mi sto portando dietro dalla prima storia e, poi, presto ci sarà anche un cattivo che sarà veramente ostico (o almeno spero).
In tutto ciò, però, nessuno è fermo, soprattutto il nostro caro Dì Ren: alcuni l'avranno già notato, avranno già visto i segni di un qualcosa che si muove, un male che striscia come un serpente e

 

 

Teneva lo sguardo fisso sul padre, notando come le iridi azzurre non si staccavano dal tablet e lo degnassero di poca attenzione: «Sai cosa mi mancherà quando sarò sposato?» buttò lì Adrien, allungandosi e prendendo due biscotti dal vassoio al centro del tavolo, addentandone poi uno e riportando l’attenzione sul genitore: «Le nostre lunghe, lunghissime chiacchierate a colazione. Alle volte mi sembra di essere tornato ai vecchi tempi, solo c’è la tua presenza che distrae.»
«Chiedo venia» bofonchiò Gabriel, senza alzare lo sguardo: «Ma sono leggermente impegnato…»
«Nathalie ha fatto un altro errore?»
«No» rispose pacato il genitore, piegando le labbra in un sorrisetto: «Sto ricontrollando i disegni per la prossima collezione. C’è qualcosa che non mi torna…»
Adrien annuì, tornando a dedicare la sua attenzione alla colazione e sorridendo alla madre, appena arrivata: «Nuova lista degli invitati!» esclamò Sophie, allungando una cartellina blu al figlio e sorridendo: «Ho incluso anche Felix e Xiang. Non sembrava carino lasciarli da parte…»
«Penso che Xiang fosse il più uno di Alex, sai?» commentò Adrien, sorridendo alla donna e leggendo la lista di nome: «Ah, io depennerei Nathaniel Kurtzberg.»
«Perché? Non viene?»
«No, ci prova con Marinette.»
Sophie sbuffò, alzando gli occhi al cielo e accomodandosi davanti al figlio: «Ne sei certo?» gli domandò con voce dolce, scambiandosi poi una breve occhiata con il marito: «Ne sei proprio sicuro sicuro?»
«Se non ricordo male aveva una cotta per lei quando era giovane…» mormorò Gabriel, rendendosi partecipe alla conversazione: «L’ho akumatizzato, vero? Sì, era quel ragazzo veramente portato per il disegno e ricordo che aveva organizzato una serata romantica sulla Senna…sì, ha ragione, Adrien. Depennalo.»
«Oh! Voi due!» sbottò la donna, scuotendo la testa bionda: «Non significa nulla se era innamorato di lei quando era più piccolo. Sapete i sentimenti delle persone cambiano…» dichiarò, sentendosi addosso lo sguardo dei due: «A parte per gli uomini della famiglia Agreste. Voi siete fedeli e continuate ad amare nonostante tutto…»
«Nonostante la ragazza che ami si rifiuta di renderti partecipe della sua vera identità e della sua vera vita…»
«Nonostante la donna che ami sparisca per molti anni…»
«Mi sento come se mi fossi data la zappa sui piedi.» sospirò Sophie, spostando lo sguardo dal marito al figlio: «Che faccio con questa povera anima che ha avuto l’ardire di essere innamorato di Marinette da piccolo?»
«Se lo depenni Marinette però mi terrà il broncio…» mormorò Adrien, battendosi le dita sulle labbra: «E’ maledettamente affezionata a quel pomodoro con le gambe.»
«Che cosa devo fare allora?»
«Lascialo, mamma. Ma assicurati che sia al tavolo più lontano e nascosto di tutta la sala…»
«Sento Alain se mi mette un tavolo in magazzino solo per lui?»
«Puoi farlo?»
«Adrien!»
«Ehi, l’hai proposto tu, mamma!»
Sophie aprì la bocca, richiudendola quando Nathalie annunciò la sua presenza con un lieve colpo di tosse e portando l’attenzione degli Agreste su di sé: «Marinette è venuto a trovarla, Adrien.» dichiarò compita la donna, uscendo poi in silenzio così come era giunta.
«Ma non vi siete visti fino a poche ore fa?»
«Veramente ho dormito a casa, papà. Marinette era con le altre ed è poi rimasta da Sarah…» spiegò Adrien, alzandosi e dirigendosi velocemente verso l’androne della villa, sorridendo alla vista della ragazza che stava armeggiando con la chiusura del cappotto: adorava osservarla quando non era visto, notare i particolari come i ciuffi scuri che si piegavano per via del cappello che indossava, le guance rese rosse dall’aria fredda e lo sguardo celeste completamente rivolto all’abbottonatura del piumino che indossava: «Bonjour, ma belle!» esclamò, portando le iridi di lei su di sé e sorridendole dolcemente, mentre le si parava davanti e con gentilezza le prendeva il viso fra le mani, piegandosi poi per baciarle la punta del naso fredda.
Sorrise, allontanandosi un poco e osservando le guance tingersi velocemente di un rosso acceso, chinandosi nuovamente e regalandole una scia di baci lungo il naso, risalendo fino allo spazio fra le sopracciglia, spostando poi leggermente il cappello e continuando a donarle lievi sfiori di labbra sulla fronte, scendo poi lungo la tempia sinistra e fermandosi all’altezza dell’orecchio: «Te l’ho detto che l’avresti pagata la tua bugia…» le sussurrò, facendo scivolare le mani sui fianchi della ragazza e stringendola contro di sé.
Marinette ridacchiò, alzandosi sulla punta dei piedi e cercando di baciarlo, non ricordandosi della visiera del cappello, che cozzò contro la fronte del biondo: «Scusa!» esclamò la mora, togliendosi il copricapo e osservando dispiaciuta Adrien massaggiarsi la fronte: «Io…»
«Beh, vuol dire che ti avevo talmente stregato che non ti ricordavi di avere ancora il cappello.» sentenziò il ragazzo, togliendole il berretto e dandole un veloce bacio sulle labbra: «Com’è andata la serata?» le domandò, osservandola sbottonarsi il giubbotto e toglierselo velocemente.
«Per riassumere: ho paura di Lila per ciò che combinerà al mio addio al nubilato, Sarah mi ha fatto conoscere una bellissima storia d’amore tragica  e Xiang non è male. Un po’ rigida ma sembra una brava ragazza.»
«Rigida come qualcuno che si allarmava ogni volta che mi avvicinavo?»
«Più sul rigido militare, direi.»
«E’ una guerriera, penso sia normale.»
«Sì. Ha detto che Thomas le ha chiesto di allenarla e lei ha acconsentito: gli ha già dato una prima lezione e dice che se la cava bene.»
«Quel ragazzino mi sorprende: pensavo avrebbe giocato per tutto il tempo con il suo Miraculous e, invece, si sta dimostrando incredibilmente in gamba: chiede di essere allenato, si informa sui poteri dei Miraculous…» dichiarò Adrien, sorridendo: «Alex se lo trova sempre intorno, poi. Hai notato come non ha battuto ciglio mentre Alex ci illuminava sul Quantum?»
«Forse perché sapeva già tutto? L’hai detto che sta sempre incollato ad Alex.»
«Incollato come un certo gattaccio sta attaccato alla sua fidanzatina.» borbottò Plagg, facendo capolino da sotto il maglione di Adrien e fissando male il suo Portatore: «Ehi, si soffoca qua sotto! Perché cavolo ti sei messo un maglione di lana?»
«Perché ho freddo, forse?»
«E non pensi a me?»
«Puoi infilarti nella tasca dei jeans.»
«Nei tuoi sogni, bello! Io non ci vado ai piani bassi!»
«E allora soffoca in silenzio.»
Marinette ridacchiò, scuotendo il capo e armeggiando con la borsa, recuperando da questa due sacchetti di carta: «Guardate che vi ho portato!» esclamò, attirando l’attenzione dei due litiganti e trovando due sguardi verdi completamente attenti su di lei: «Brioche per Adrien e praline al camambert per Plagg.»
«Sei la migliore, Marinette.» sentenziò Adrien, afferrando il proprio regalo e aprendolo, inspirando il contenuto: «Appena sfornati…»
«Ehi, moccioso! Prendi anche il mio! Anche il mio!»
«Non voglio rovinare questo momento con la puzza di camambert.»
«Vieni, Plagg.» dichiarò Marinette, allungando la mano e prendendo il kwami che faceva capolino dal collo alto del maglione dell’altro, sistemandolo poi nella borsa con il sacchetto di praline: «Attento a Tikki!»
«Oops. Troppo tardi!»
«Sposta quel didietro gigantesco da me!»
«Non ho il culo grosso, Tikki.»
«Sì, che ce l’hai.»
La ragazza ridacchiò, osservando la propria borsa muoversi un poco, prima di ritrovare la calma: «Marinette!» esclamò la voce di Sophie, facendo voltare la mora verso la porta che dava sulla sala da pranzo: «Proprio te volevo! Adrien, ma mangi ancora?»
«Marinette mi ha portato le brioche.»
«Hai appena mangiato metà vassoio di biscotti…»
«Erano solo due o tre.» dichiarò il biondo, sorridendo allo sguardo della madre: «Ok, forse qualcuno in più, ma non ho mangiato metà vassoio! C’era anche papà con me.»
«Certo, certo. Hai fatto vedere la nuova lista degli invitati a Marinette?»
«L’ho lasciata di là e Marinette non ha ancora sviluppato il potere di leggere la mente.»
«Nuova lista?»
«Sì, ho pensato di aggiungere anche Felix e Xiang, sebbene qualcuno mi abbia fatto notare che Xiang poteva essere il più uno di Alex.»
«Willhelmina darà di matto se c’è Felix…»
«Willhelmina ha solo bisogno di passare un po’ di tempo con Felix, chiarire i dissapori e…beh, sapete.»
«No, non voglio sapere!»
«Anche io non vorrei sapere che mio figlio è attivo su un certo fronte, ma lo so. Preferisco far finta di niente, ma lo so. Quindi, tesoro, pensi davvero che siete gli unici che si dilettano in un certo modo? Come pensi di essere venuto al mondo? Portato dalla cicogna?»
«Mamma!»


Thomas sbadigliò, entrando nell’aula e osservando il suo migliore amico seduto al proprio posto: la testa castana di Jérèmie Ruiz era china sul quaderno e si muoveva a tempo di una musica invisibile, mentre alcune loro compagne di classe se lo stavano mangiando con gli occhi nei banchi dietro.
Le sue coetanee gli facevano veramente paura, soprattutto quando ciò riguardava il suo migliore amico.
«Thomas!» esclamò Jérèmie, alzando il capo e sorridendogli allegro: «Finalmente!»
«Finalmente cosa?»
«Ehi, non sei venuto a scuola l’altro giorno!»
«E tu non sei venuto ieri.» dichiarò Thomas, posando lo zaino sul banco accanto all’amico e notando il sorriso allegro dell’altro vacillare un attimo: ahia, non era mai una buona cosa quella.
«Ci sono stati dei problemi. A casa.»
Thomas annuì, sapendo benissimo cosa volevano dire in realtà quelle parole: i miei hanno di nuovo litigato di brutto, mio padre è andato via e non è tornato, mentre io non me la sentivo di lasciare mamma da sola, così sono rimasto a casa con lei. No, non ho voglia di parlare e voglio solo fingere che tutto vada bene.
Era, purtroppo, un qualcosa di abituale nella famiglia di Jérèmie e, ogni volta, Thomas si malediceva perché non poteva fare altro che stare lì, con uno sguardo ebete in volto e le mani in mano: voleva che i genitori dell’amico si separassero, donandogli pace in questo modo; ma sapeva che i coniugi Ruiz non lo avrebbero mai fatto.
La madre dipendeva in tutto e per tutto dal marito e il padre non voleva una simile onta nella sua immacolata carriera di capofamiglia esemplare.
Meglio litigare quindi e mandare avanti quella famiglia così rovinata.
«Non ti preoccupare, Tom. Ok?»
«Ok…» mormorò mesto, annuendo e spostando lo sguardo verso la porta dell’aula, da dove una certa ragazzina stava controllando l’interno: sguardo curioso, volto come una luna piena, i capelli legati nelle classiche codine per cui alcune compagne la prendevano in giro.
Manon Chamack.
La fissò, fino a quando lo sguardo nocciola di lei non si posò su di lei e rimase compiaciuto nel vederla sobbalzare, con il volto rosso dall’imbarazzo e poi correre via: «Dovresti trattare bene i nostri compagni più piccoli, lo sai?» lo riprese Jérèmie, posandogli una mano sulla spalla e ridacchiando: «Soprattutto con le tue ammiratrici.»
«A Manon piaci tu, non io.»
«Io direi il contrario, Thomas.»
«Fidati, le piaci tu e vorrebbe morto il sottoscritto.»
Jérémie annuì, scrollando le spalle e tornando al proprio quaderno, riprendendo la penna e controllando i compiti che erano stati dati per quel giorno: «Sto iniziando a sperare che ci sia un attacco di un qualche cattivo, così evito di dare alla Bustier i miei compiti. Fanno schifo.»
«Disse quello che prenderà un voto alto come sempre.»
«Non a questo giro, amico. Sto notando che ho sbagliato parecchie cose, ora che li rileggo. Spero che la prof. faccia tardi, così li sistemo, per quanto posso.»
Thomas annuì, valutando quanto avrebbe aiutato l’amico se avesse utilizzato il proprio potere: akumatizzare la professoressa Bustier e poi…poi cosa? Chiederle di fare tardi a lezione, in modo che Jérèmie potesse finire di rileggere i compiti?
Certo, sarebbe stato un bel gesto per l’amico ma…
C’era un ma grosso quanto la Tour Eiffel.
Il signor Agreste lo aveva intimato di non usare mai il Miraculous per il proprio tornaconto e poi era certo che gli altri avrebbero preso la spilla della Farfalla e l’avrebbero data a Xiang, in modo che la portasse al sicuro a Shangri-la.
Però…
Insomma, era per aiutare un amico…
«Non ci pensare nemmeno.» sibilò la voce di Nooroo, nascosto all’interno del cappuccio della felpa e Thomas avvertì un brivido lungo la schiena, reazione alla minaccia nella voce del kwami.
«Hai detto qualcosa, Thomas?»
«No, nulla.»


«Davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d’Eracle, c’era un’isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell’Asia messe insieme e, a coloro che procedevano da essa, si offriva un passaggio alle altre isole e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare.» Sarah finì di leggere, abbassando il foglio e osservando gli altri riuniti attorno al tavolo: «Dunque, Platone introduce così Atlantide nel Timeo.»
«Parla di isole…» commentò Vooxi, posandosi sulla spalla della bionda e rileggendo il breve pezzo: «Però Platone è vissuto parecchio tempo dopo la distruzione di Daitya e Routo. I popoli dell’est erano cavernicoli: ricordo bene quello che dicevano i cantastorie che tornavano e narravano le storie di ciò che si trovava al di là del mare. Solo quelli che si erano spinti fino al lontano Est avevano detto di aver trovato delle civiltà simili alla nostra e di cui narravano le leggende…»
«Forse avevano trovato Lemuria? La patria di Xiang.» mormorò Mikko, fissando speranzosa l’altro kwami: «Pensi sia possibile?»
«Può darsi.»
«Può darsi, può darsi, può darsi…» Alex sbuffò, spettinandosi i capelli furioso e poi poggiando la fronte contro i fogli: «Ci faccio una nuova Atlantide con i ‘può darsi’ che ho sentito in questi giorni.»
«E’ quello che succede quando si ha a che fare con un passato lontanissimo migliaia di anni…» bofonchiò Lila, voltando svogliata alcune pagine di un articolo: «Non è vero, futura archeologa?»
«Inoltre, stiamo parlando di un mito. E’ difficile trovare qualcosa di concreto, Alex.»
«Noi abbiamo già qualcosa di concreto…» borbottò il ragazzo, alzando la testa e fissando le altre con il broncio: «I kwami erano abitanti di Daitya, una parte di ciò che restava di Atlantide e la mia dolce e bellissima Xiang viene da Lemuria…» Alex si fermò, sospirando mestamente: «Peccato che nessuno abbia una minima idea di chi sia questo fantomatico nemico: Dì Ren.»
«Lo chiamiamo così, allora?»
«Penso che sia meglio di ‘nemico invisibile di cui non sappiamo niente’, Lila.»
«E se poi arriva e dice ‘io mi chiamo così’, che facciamo?»
«Continuiamo a chiamarlo Dì Ren, semplice.» borbottò Alex, tirandosi su e togliendosi gli occhiali, massaggiandosi il setto: «Sappiamo che Routo aveva creato un catalizzatore di Quantum, sappiamo che ha attaccato quando vennero creato i Miraculous – che sono gioielli infusi di Quantum – e che questo ha portato alla distruzione di tutto. Cosa è successo al catalizzatore durante il…il…»
«Il terzo Cataclisma?» buttò lì Vooxi, sorridendo: «l’antico impero è stato distrutto dai primi due Cataclismi, direi che quello che ha annientato Daitya e Routo era tranquillamente il terzo.»
«E fu così che scoprimmo che Atlantide è stata distrutta da quelli della tribù di Plagg, perché avevano usato il potere del Cataclisma senza pensare.» dichiarò Lila, allargando le braccia e scuotendo la testa: «Un po’ come fa un certo gatto di nostra conoscenza: prima agisco, poi penso. Questo è il motto di Adrien.»
Sarah sorrise, tornando poi a prestare l’attenzione ai fogli: «Sapere cosa è successo al catalizzatore, come Kang ne è entrato in possesso e chi lo ha preso.» mormorò, picchiettando le dita sul tavolo: «Forse abbiamo la risposta davanti a noi, ma siamo troppo ciechi per vederla…»
Mikko osservò la propria portatrice, spostando poi la propria attenzione su Vooxi che, in disparte, stava studiando una piantina: «Vooxi…» mormorò, volando dal kwami e abbozzando un sorriso di fronte allo sguardo violetto, che si era posato su di lei: «Forse Wayzz…»
«Non sa niente neanche lui. Sapeva che c’era la possibilità di una spia, ma non sa chi poteva essere e non ha nessun sospetto.» mormorò il kwami della volpe, scuotendo il musetto: «Gyrro, sicuramente sapeva: era a capo di Daitya in quel periodo e, scommetto quello che vuoi, era a conoscenza di qualcosa. Anche il fatto che ci ha permesso di tenere i nostri gioielli: il mio Miraculous non è altro che una collana che mia madre mi regalò per un compleanno…»
«Dici che Gyrro sapeva a cosa andavamo incontro?»
«Ricordi come ci dava per morti? Non lo siamo, certo, ma non siamo più neanche umani. Servivamo per veicolare il Quantum nei gioielli o qualcosa del genere.»
Mikko annuì, spostando l’attenzione sul pettinino fra i capelli di Sarah: «Era un regalo di Abba.»
«Cosa?»
«Il mio Miraculous.» mormorò la kwami, chinando il capo: «Abba avrebbe voluto regalarmelo il giorno del nostro matrimonio, ma me lo dette dopo che mi offrì come volontaria.»
«Lo amavi? No, domanda stupida. Sei diventata una kwami per sfuggire al matrimonio…»
«Ero affezionata a lui, ma non così tanto da sposarlo: il matrimonio con lui mi sembrava qualcosa di soffocante, che mi avrebbe uccisa. Amore…» Mikko si fermò, sorridendo al compagno: «Non ho mai conosciuto il vero significato di questa parola.» dichiarò la kwami, tenendo lo sguardo in quello dell’altro spirito: «Ma torniamo alle cose serie: hai detto che Gyrro sapeva, ma allora perché farci fare il rituale? Abbiamo fatto il gioco di Routo così.»
«Forse perché non c’era un’altra soluzione, forse la spia è stata veramente abile e ha giostrato tutto secondo i suoi voleri…» il volpino alzò le spalle, abbozzando un sorriso: «Forse Kang non era l’unico con la Vista e anche quest’individuo ha schierato tutto secondo i suoi piani…»
«Sarebbe stato meglio che fosse stato scelto qualcuno migliore di me, per la tribù dell’Ape. Qualcuno che aveva più conoscenza di me.»
«Ma Abba…»
«Lui non mi rendeva partecipe del suo lavoro come Gran Sacerdote della nostra tribù.»
«Però eri sempre un gradino più alto. Io cosa ero? Un cittadino comune, che si divertiva ad andare in giro a far danni con Plagg…»
Mikko sorrise, sistemandosi accanto all’altro kwami e andando indietro con i ricordi: «Le vostre gesta erano leggende. Ricordo che le cameriere della mia casa ridacchiavano e sospiravano sempre quando le narravano; le ascoltavo di nascosto, perché si sarebbero zittite se avessi mostrato la mia presenza…»
«Tu invece eri la fanciulla nascosta.»
«Cosa?»
«Uscivi poco e quasi nessuno ti aveva visto, al di fuori delle cerimonie dove presenziavi al fianco di Abba, ma indossavi sempre un velo che ti copriva il volto.» spiegò Vooxi, sorridendo al ricordo: «Con Plagg avevamo progettato di entrare in casa tua di notte e vedere se alcune voci erano vere.»
«Voci?»
«Alcuni dicevano che eri brutta come la morte, altri che avevi il viso deturpato. In ogni caso, quasi tutte dicevano che Abba si vergognava di te e per questo ti teneva reclusa.» dichiarò Vooxi, ridacchiando: «E’ stato un vero colpo, quando ti sei offerta volontaria: eri a volto scoperto, con i boccoli biondi attorno al volto e…e…»
«E cosa?»
«Ah…» Vooxi scosse il capo, schiarendosi la voce: «Niente. Ho scoperto che le voci non erano vere.»
«Ah.»
«Sentirò nuovamente Wayzz, riguardo alla spia. Forse se ci pensa, ricorderà qualcosa. Insomma, era l’allievo di Gyrro…»
«Sì, certo.»


Wei sorrise, entrando nel locale e notando il ragazzo al di là del bancone, impegnato a sistemare i bicchieri: «Non pensavo di trovare te.» dichiarò, attirando l’attenzione di Rafael: «Ho portato gli scatoloni per Alain.»
«Sì, ma non è che devi far sfoggio dei tuoi muscoli così» dichiarò il parigino: «So già quanto sei forte.»
«Tutta invidia la tua!»
«Ehi, le donne mi cadono ai piedi. Sempre. Non ho bisogno di tutta quella massa muscolare…»
«Se Sarah ti sente parlare così, potrebbe ucciderti.»
«Probabile.»
«Come va?»
«Con Sarah? Il paradiso finché è calma e tranquilla, poi si trasforma in un demone, come con Alex l’altro giorno…»
«E tu che pensavi che fosse docile docile…»
«In verità non l’ho mai pensato, soprattutto da quando affrontò Mogui per salvarmi.» dichiarò Rafael, sorridendo al ricordo: «Devo essermi innamorato di lei proprio in quel momento o forse no. Notavo Sarah già da parecchio prima e cercavo di interagire ogni volta possibile…»
«Sembrano passati secoli e invece è trascorso sì e no un anno…»
«Dura la vita con Lila, eh? Se parli così significa che è veramente stancante.»
«Non potrei mai stancarmi di Lila.» sentenziò Wei, posando l’enorme pila di scatoloni ancora da piegare sul banco e sospirando: «Lei è la mia metà.»
«A proposito com’è andato l’incontro con la draghessa Rossi?»
«Draghessa?»
«Sarah la chiama così.»
«E’ stato tranquillo, sembrava così diversa da come la descriveva Lila.» mormorò Wei, sospirando: «Mi aspettavo un bestia che mi avrebbe mangiato in un sol boccone e, invece, ho avuto a che fare con una donna ricca che si preoccupa della figlia…»
«Da come ne parla Lila non sembra così.»
«Lila dice che è posseduta.»
«Willie ha smesso di infilare cristalli neri dentro le persone, vero?»
«Sì, credo.»
«Ok. Volevo evitare di replicare un nuovo Mogui.» dichiarò Rafael, battendo entrambi i palmi sul bancone: «Parlando d’altro, ricordati di questo sabato.»
«Siete veramente convinti di farlo?»
«Ehi, è l’addio al celibato del gattaccio! Dobbiamo farlo! Anche Nino è d’accordo!»
«Sai, vero, che farlo significherà…»
«Ho già detto a tutti che i cellulari saranno requisiti: niente cellulari, niente possibilità di prove con foto, video e note vocali. Andrà tutto liscio come l’olio e le nostri dolci metà non sapranno nulla.» sentenziò Rafael, incrociando le braccia e sorridendo: «E poi…»
«E poi?»
«Scriviamo testamento e lo consegniamo a Fu, se mai verremo scoperti almeno le nostre ultime volontà saranno eseguite.»

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