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Miraculous Heroes 3

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Titolo: Miraculous Heroes 3
Personaggi: Adrien Agreste, Marinette Dupain-Cheng, altri
Genere: azione, mistero, romantico
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, what if...?, original character
Wordcount: 3.451 (Fidipù)
Note:

 

Gabriel si fermò sulla porta del suo ufficio, osservando la donna seduta alla scrivania che giocherellava con un fermacarte: «Cosa fai qui, Willhelmina?» domandò, chiudendo la porta dietro di sé e posando tablet e giornali sul tavolo, rimanendo poi in piedi e in attesa che l’altra lo informasse.
«Il mio ufficio è stato preso d’assedio» mugugnò la donna, fissandolo imbronciata: «Quello stupido non fa altro che passare a ogni ora!»
«Monsieur Blanchet?»
«E chi altri? Ma non ha un lavoro?»
«Da quel che so, si è candidato per il ruolo di sindaco» dichiarò Gabriel, piegando le labbra in un sorriso: «Non sarebbe male avere uno di noi come sindaco, devo dire che è stato veramente geniale…»
«Bah.»
«Non vuoi dargli nessuna chance?»
La donna lo fissò, prendendosi il viso fra le mani e sospirando: «L’ho amato con tutta me stessa e lo amo ancora.» dichiarò, facendo scivolare lo sguardo per la stanza: «Vorrei veramente dargli un’opportunità, vedere dove tutto questo ci porterà ma…»
«Ma?»
«Ho sofferto troppo, Gabriel. E adesso ho paura di rivivere tutto.»
«Dubito che ci sia un altro demone cinese che…»
«No, quello no. Ma potrei perderlo una seconda volta, potrei vederlo morire di nuovo e non potrei sopportarlo.»
L’uomo annuì, osservandola in silenzio: «La paura di soffrire…» mormorò dopo un po’, attirando su di sé l’attenzione di Willhelmina: «La conosco benissimo: dopo che Sophie sparì, avevo il terrore di perdere anche Adrien e l’ho costretto a vivere in una gabbia per molto tempo.»
«Tu però non hai rifiutato Sophie, quando è tornata da te.»
«Perché penso di aver compreso che questa vita è una sola e sarebbe sprecata vivendo nella paura e nel terrore.»
«C’è forse un insegnamento o un consiglio che dovrei apprendere, dietro le tue parole?»
«Questo sta a te dirlo, Bridgette.»
«Ho paura.»
«La paura si può affrontare.»
Bridgette sospirò, alzandosi e fissando l’altro: «Ammettilo, vuoi solamente che io liberi il tuo ufficio.»
«Sono così trasparente nei miei pensieri? Ed io che credevo di essere enigmatico, misterioso…»
«Me ne vado, me ne vado.» sentenziò la donna, scuotendo il capo e dirigendosi verso la porta: «Ma se commetto l’omicidio di un certo candidato al ruolo di sindaco, sappi che sei mio complice.»
«Ho akumatizzato gran parte di Parigi, non pensare che questo mi farà paura.»
«Io ho attaccato con i miei guerrieri neri.»
«Ma io ero nel gruppo che ti ha fermato…»
«Tu hai solo mandato gli altri a fare il lavoro sporco.»
«Bella cosa il Miraculous della Farfalla, vero?»
La donna sospirò, uscendo dall’ufficio di Gabriel e marciando spedita verso il suo, e scuotendo la testa e ridacchiando, mentre ripensava all’ultimo scambio di battute; raggiunse velocemente la propria meta e si fermò, non appena vide l’uomo in completo bianco che aspettava davanti la sua porta: «Bri..»
«Devo lavorare.» sentenziò freddamente Willhelmina, fissandolo in attesa che lui si spostasse e le permettesse di entrare nel suo ufficio; incrociò le braccia al seno, osservandolo finché non si fece da parte, lasciando finalmente libera la porta della stanza.
«Bri, stavo pensando…»
«Quale parte di ‘devo lavorare’ non ha compreso, Sergente Norton?»
«Blanchet, mi chiamo Blanchet adesso, Bri. E non sono più un sergente.»
«Ed io mi chiamo Willhelmina Hart, non Bridgette.»
Felix sorrise, poggiandosi con il gomito allo stipite della porta e chinandosi leggermente, in modo da poterla guardare negli occhi alla stessa altezza: «Puoi farti chiamare Willhelmina, ma rimani la mia Bridgette. Inoltre, Bri è un diminutivo molto migliore di Willie…»
Willhelmina sorrise, facendo un passo indietro e fissandolo: «Devo lavorare, Sergente Norton.» dichiarò, chiudendo la porta in faccia all’uomo e appoggiandosi contro di essa, sentendo l’altro sospirare frustrato.
Gabriel l’avevo esortata a vincere la propria paura e vivere quella storia.
Sì, certo.
E ci avrebbe provato.
Avrebbe cercato di non vivere nel terrore di poterlo perdere una seconda volta.
Ma questo non significava che non poteva far diventare un po’ matto il caro Sergente Norton.
Doveva pagare un po’ di cose: prima fra tutti la sua pseudomorte per la quale aveva sofferto e si era lasciata possedere da Chiyou, poi aveva una lunga lista di tentativi di corteggiamento, che erano sempre stati rifiutati dal militare e per i quali adesso poteva finalmente trovare vendetta: «E ora mettiamoci al lavoro!» cinguettò allegra, sentendo una carica creativa scorrerle dentro.
Avrebbe fatto contento Maxime quel giorno, creando qualche nuovo abito.
Sempre se il suo assistente si degnava di presentarsi…

 
Marinette sciolse i muscoli delle braccia, chiudendo il blocco dal disegno e osservando la propria kwami: «E’ giunto il tempo» dichiarò, sospirando e vedendo Tikki ridacchiare, prima di nascondersi nel cappotto che aveva preparato: quella mattina Lila le aveva mandato un messaggio, dicendole di prepararsi poiché sarebbero passate da casa sua in tardo pomeriggio e l’avrebbero prelevata per festeggiare il suo addio al nubilato, in perfetto stile parigino.
Fra le note c’era anche quello di vestirsi comoda, dato che avrebbero camminato parecchio, e pesante.
In fondo era febbraio.
La ragazza sorrise, osservando il calendario e allungando una mano, per carezzare il giorno che aveva segnato con mille colori: il giorno del suo matrimonio.
Ancora due giorni.
«Sapevo benissimo che Adrien è un romanticone…» esclamò la voce di Alya alle sue spalle, facendola voltare e vedendola fare capolino dalla botola: «Ho visto la vostra relazione nascere e crescere, quindi direi che ho visto i suoi gesti romantici a sufficienza…»
«Ma…»
«Ma penso che abbia superato sé stesso, quando ha deciso la data del matrimonio.»
«Anche io sono rimasta sorpresa.» mormorò Marinette, sorridendo e infilandosi il cappotto: «Non avevamo deciso nulla e arriva tutto tranquillo, dicendo di essersi messo d’accordo con il prete e tutto.»
«Maledetto d’un gatto!» tuonò Lila, dal piano inferiore: «Proprio il giorno di San Valentino si sposa! Ma non pensa agli altri? Anche io vorrei passarlo con il mio uomo…»
«Come direbbe il protagonista del nostro discorso: ehi, c’è tutta la serata…»
«Alya, fidati, quel gattaccio lo direbbe in un modo più odioso e che ti istiga alla violenza pura.»
Alya ridacchiò, scendendo le scale e osservando Marinette fare altrettanto: «Bene, lasciamo perdere lo sposo e concentriamoci sulla sua metà: Marinette! Sei pronta?»
«No.»
«E questo è lo spirito giusto per iniziare!» dichiarò Lila, aiutando l’amica con la sciarpa e il berretto: «Allora, come saprai bene le ragazze di Parigi sono solite festeggiare l’addio alla vita di jeune fille indossando abiti stravaganti, di solito vestite da conigliette…»
«Ma dato che siamo a febbraio, abbiamo pensato di evitare di farti venire un broncopolmonite pochi giorni prima del matrimonio.»
«Quindi via libera a cappotti, piumini, jeans e quant’altro copra i nostri corpi.» dichiarò Lila, schiarendosi la voce: «Le parigine poi vagano per le vie di Parigi, in compagnia delle amiche e…Alya. A te, prego.»
«Beh, queste lanciano delle sfide alla futura sposa.»
«Sapevo che avrei dovuto preoccuparmi.»
«Non temere! Abbiamo evitato cose che ti avrebbero fatto svenire dall’imbarazzo…»
«Lo spero!»
«Ma piantiamola con le chiacchiere e raggiungiamo le altre in strada!»
«Le altre?»
«Sarah, Juleka, Rose, Myléne, Alix e la ragazza di Alex.» elencò Alya, sorridendo: «Tranquilla, non abbiamo invitato Chloé. Avevo sentito Sabrina, ma…beh, non si muove senza Chloé.»
«La nostra sposina è pronta?»
«No.»
«Sì, è pronta.» decretò Alya, prendendola per una mano mentre Lila faceva lo stesso con l’altra, trascinandola fuori dall’appartamento e giù per le scale, raggiungendo poi velocemente il marciapiede davanti la boulangerie.
«Dove andrete a divertirvi, ragazze?» domandò Tom, uscendo dal negozio e sorridendo al gruppetto: «Spero non…»
«A giro per Parigi.» dichiarò Lila, sorridendo all’uomo: «Stia tranquillo, Tom. Sua figlia è sotto la mia supervisione.»
«L’affido a voi, ragazze.»
«La tratteremo con i guanti, promesso!» dichiarò l’italiana, facendo ridacchiare tutto il gruppo e Tom che, dopo aver salutato la figlia, tornò nel negozio: «Bene, abbiamo deciso di proporti una prova ciascuna, mentre andremo a giro per le strade di Parigi.»
«E la prima sono io!» esclamò Sarah, alzando la mano e sorridendo divertita: «Allora, Marinette dovrai…»
«Paura. Tanta paura.»
«Miagolare dal Ponte degli artisti.»
«Miagolare?»
«Sì, fare ‘miao miao’. E convincente anche.»
«Oh! La devo riprendere e mandare al gattaccio! Penso morirà, dopo averlo visto!»
«Ovviamente, per essere una micetta convincente…» Sarah si bloccò, armeggiando con la propria borsa e sorridendo, quando tirò fuori un cerchietto con due orecchie triangolari, mettendolo in testa a Marinette: «Perfetta!»
«Bene! Diamo il via all’addio al nubilato di Marinette!»


Adrien poggiò la fronte contro la scrivania, sospirando pesantemente: «Questo è un colpo basso, Lila.» ringhiò, allungando una mano e recuperando il cellulare, guardandosi per l’ennesima volta il video di Marinette che miagolava con due orecchiette da gatto in testa: «Perché me lo sono perso? Perché?»
«Perché è l’addio al nubilato di Marinette e tu non ci puoi essere.» dichiarò Plagg, fluttuando attorno ad Adrien e sospirando: «Vorrei anche ricordati che sei in ritardo, moccioso. Rafael e gli altri saranno qui a breve.»
Il biondo sospirò, alzandosi e recuperando la camicia nera che aveva abbandonato sul letto, quando gli era arrivata la notifica del messaggio di Lila e finì di vestirsi, tornando poi in bagno e dandosi una sistemata ai capelli: «Bene. Pronto.» dichiarò, facendo un giro su sé stesso e sorridendo al kwami:«Posso andare?»
«Bah.»
«Sei sempre così…così…incoraggiante, Plagg.»
«Ricordati il camambert.»
«Già messo nel giaccone.»
«E un piccolo consiglio: resta lucido. Sempre. In queste situazioni puoi fare qualcosa che potrà essere usato contro di te in futuro, quindi…» il kwami si fermò, annuendo solennemente: «Resta lucido.»
«Mi dici solo questo?»
«Resta lucido.»
«Ma…»
«Resta lucido.»
Adrien annuì, osservando il proprio kwami fissarlo: «Ho paura a…»
«Resta lucido.»
«…cosa ti sia successo in passato. Davvero.»
«Resta…»
«Sì, ho capito. Lucido. Devo restare lucido.»


Marinette ridacchiò, sistemandosi il boa di struzzo attorno al collo e mettendosi in posa, davanti la fotocamera: «Può andare, Juleka?» domandò, volgendosi alla ragazza che le aveva dato la nuova sfida: posare come una modella con un boa di struzzo.
Era stato relativamente complicato trovare un boa ma, alla fine, erano riuscite nell’impresa e Marinette aveva potuto completare anche quella sfida.
«Allora, l’abbiamo costretta a miagolare al Ponte degli Artisti, a passare davanti l’hotel dei Bourgeois e gridare ‘I Bourgeois sono la rovina di Parigi’, le abbiamo fatto dire a dieci persone che ‘Marinette ama Adrien’, poi…»
«La mia prova consiste nel farci trovare un posto dove mangiare da Marinette» dichiarò Alix, mettendo mano all’orologio a cipolla e osservando l’orario: «Ragazze, siamo a giro da tre ore ed io inizio ad avere fame.»
«Alix, sei…sei…»
«Tremendamente pratica, Lila? Volevi dire questo, vero?»
«Unica.» dichiarò l’italiana, sospirando e alzando gli occhi al cielo:«Marinette, cercaci un posto dove mangiare.»
«Mi usate come navigatore adesso?»
«E’ la prova che ti ha dato Alix, rifattela con lei.»
La mora sospirò, iniziando a marciare spedita lungo il marciapiede e avanzare per l’Avenue des Champs-Élysées, con le amiche al seguito: «Non vorrei dire, ma forse abbiamo scelto il posto sbagliato per cercare, non vedo un…» si fermò, aguzzando la vista e sorridendo: «Che ne dite di quel posto?» domandò, voltandosi indietro e osservando le amiche, mentre indicava i tavoli un po’ più avanti e la piccola folla di persone, che era davanti il locale.
«Per me va bene.» dichiarò Alix, superandola e andando a controllare il locale, subito imitata dalle altre: non era ancora affollato e s’impossessarono velocemente di un tavolo: «Unisex. Mi piace come nome.»
«Marinette, non potevi scegliere locale migliore, seriamente.» dichiarò Lila, togliendosi il cappotto e colpendo, per sbaglio, un ragazzo che stava passando: «Scusami.» dichiarò l’italiana, abbozzando un sorriso e non degnando di una seconda occhiata lo sconosciuto che, con un’alzata di spalle, se ne andò verso il bancone.
«Oh. Qualcuno è diventato fedele…» scherzò Alya, indicando l’amica e ridacchiando: «Mi ricordo che, quando sei tornata, passavi da un ragazzo all’altro come se niente fosse.»
«Wei ha degli ottimi argomenti, che devo dire.» sentenziò l’italiana, sorridendo alla futura sposina: «E grazie al tipo, ho avuto un’idea per la mia prova…»
«Adesso ho paura.»
«Devi semplicemente andare dalla cameriera e dire che siamo qui, così ci porta i menu e…» Lila si fermò, adocchiando la fauna maschile del posto: «Flirtare con quel tipo laggiù.»
«Cosa?»
«Uh. Biondo, camicia bianca…»
«La faccio partire avvantaggiata.»
«Lila, tu…»
«Andiamo, Marinette. Non devi far altro che andare lì, colpirlo per sbaglio, arrossire un po’ e fare quel tuo sorrisetto timido…» dichiarò la ragazza, sorridendo: «Lo conquisterai in un attimo.»
«Ma…»
«Poi ovviamente ti seguirà fino a qua e non ti salveremo.»
«Ma…»
«Fidati di noi, Marinette. E ora vai: inizio ad avere fame.»
Marinette sbuffò, alzandosi in piedi e dirigendosi verso il ragazzo scelto da Lila, sotto lo sguardo divertito delle altre: «Dici che lo farà?» domandò Alya, sorridendo mentre osservava la mora avvicinarsi al bancone e parlare con la cameriera; il ragazzo prescelto fece un passo indietro e colpì per sbaglio Marinette con il gomito: «Uh! Si fa interessante.»
«Amico, stai parlando con la futura moglie di Adrien Agreste…» mormorò Lila, mentre osservava il ragazzo sorridere e provare a toccare Marinette: «Non hai speranze.»
«Però da qui sembra carino…»
«Lo dici tu, Rose. Marinette è abituata al meglio. Come Sarah.» dichiarò l’italiana, sorridendo all’americana che aveva spostato la sua attenzione su di lei: «Come ti sembra quel tipo?»
«Passabile?»
«Ecco, questo perché anche lei sta con un modello.» sentenziò Lila, sorridendo quando vide Marinette avanzare velocemente verso il loro tavolino e sistemarsi fra Alya e Sarah: «Com’è andata?»
«Mai più. Mai più. Mai più. Mai più. Mai più.»


«Ne sei sicuro?» domandò Adrien, mentre scendeva le scale che portavano al locale prescelto da Rafael e Nino, seguendo il resto degli amici: oltre ai soliti, Rafael aveva invitato anche alcuni suoi vecchi compagni di scuola e alcuni modelli che entrambi conoscevano e che lavoravano per il marchio Agreste.
«Beh. Che addio al celibato sarebbe…» iniziò il moro, fermandosi alla fine delle scale e allargando le braccia: «…senza una visitina a uno strip club?»
Adrien si fermò al suo fianco, osservando il piccolo locale dove era stato condotto: era una stanza dominata dalla luce rosata e, sulla sinistra, troneggiava una piccola passerella con due pali da lapdance, mentre il centro della stanza era occupato da divani in pelle e tavolini rotondi. Infine, sulla destra un piccolo bancone completava il tutto.
Wei si sistemò a uno degli sgabelli, regalando un sorriso alla barista dalla generosa scollatura, mentre Adrien osservò i compagni di scuola e lavoro calamitarsi verso il palco, ove una signorina in abiti succinti stava facendo il suo ingresso: «Ok, sulla carta era una bella idea…» commentò Rafael, assestando una generosa pacca sulla spalla di Adrien: «Goditi la festa, vado a fare compagnia a Wei.»
«Vengo con voi.»
«Adrien, è il tuo addio al celibato.»
«Si divertono anche senza di me.» dichiarò il biondo, indicando i suoi ‘invitati’, che si erano calamitati a godere delle grazie della spogliarellista: «Fidatevi.»
«Io sono con voi» sentenziò Alex, mentre Nino al suo fianco annuiva convinto: «Brutta cosa essere accasati.»
«Tu non sei ancora accasato.»
«Per poco, ancora.»
«Mi sono perso qualcosa. Sento che mi sono perso qualcosa.» dichiarò Nino, compiendo l’atto di togliersi l’onnipresente berretto e muovendo la mano nell’aria: «Da quando Alex ha una donna?»
«Da poco.»
«Che vi porto, zuccherini?» domandò la barista, sistemandosi in modo che il gruppetto di ragazzi potesse avere un’ottima visuale del suo davanzale: «Birra? Oppure volete qualcosa di più forte?»
«Portaci la tua migliore…» Rafael deglutì, abbozzando un sorriso: «…acqua.»
«Acqua?»
«Già. Acqua.» La barista li osservò come se fossero alieni e Rafael sbuffò: «Ok, una birra a testa.» sentenziò il moro, ricevendo l’assenso degli altri.
«Che vi porto?»
«Cosa hai?»
«Se vuoi giocare in casa, ho Telenn Du o la Bonnets Rouges, altrimenti andiamo sulle marche italiane o tedesche.» dichiarò la donna, piegando le labbra in un sorriso: «Di solito servo qualcosa di differente alla gente che viene qua.»
«Cinque Bonnets Rouges» dichiarò Rafael, sorridendole e osservandola prendere le bottiglie dal frigo e stapparle, servendole a tutti e cinque: «Beh, all’addio al celibato di Adrien.» brindò il moro, alzando la propria bottiglia e venendo imitato dagli altri.
«Che poteva essere migliore se davate retta a me.» aggiunse Alex, portandosi la birra alla bocca e buttandone giù un lungo sorso: «L’avevo detto io che videogiochi e pizza sarebbero state un’ottima combinazione.»
«Per te, Alex.»
«No, anche per me.»
«Adrien!»
«Ehi, sai cosa succederà se da quelle scale apparissero Marinette e le altre?» domandò il biondo, indicando l’entrata del locale: «O se…»
«Ho requisito i cellulari di tutti proprio per questo. Nessuno farà foto o altro, possiamo divertirci.»
«E allora perché siamo tutti e cinque qui al bancone?» domandò Wei, guardando fisso davanti a sé e bevendo una generosa dose di birra, spostando poi l’attenzione sugli altri quattro e trovandoli nella sua medesima posizione.
«Si chiama istinto di sopravvivenza.» decretò Rafael, scuotendo il capo e sospirando rumorosamente: «Puro istinto di sopravvivenza.»


«Bene.» Lila batté le mani, sorridendo: «E dopo che Myléne ha fatto far finta a Marinette di essere un pervertito con l’impermeabile...Xiang, sei rimasta tu.»
«Che devo fare?»
«Chiedere qualcosa a Marinette.»
«E che cosa?»
«Qualsiasi cosa che possa essere ritenuta una prova.»
«Un combattimento va bene?»
«Xiang…»
La cinese sospirò, guardandosi intorno: «Entrare in quel posto?» domandò, indicando l’entrata nera di un locale: «Può andar bene?»
«Ma è…» mormorò Sarah, guardandosi con il resto del gruppo e sorridendo: «E’ uno strip club?»
«Xiang, tu sì che sai proporre una vera prova!» sentenziò Lila, passando un braccio attorno alle spalle dell’altra e ridacchiando: «Ci andiamo?»


Adrien si voltò verso il palco, sorridendo alla vista di Max che, in mutande, stava provando a muoversi a ritmo della musica e ballare con le due spogliarelliste, venendo incitato dal resto della compagnia: «Forza, Max!» esclamò Nino, al suo fianco: «Fagli sentire il joystick.»
«Questa è veramente pessima, Nino!» dichiarò Rafael, scuotendo il capo e ridacchiando: «E’ una fortuna che non abbiano scelto uno di noi…»
«Beh, nel caso sarebbe stato come in Fight Club» dichiarò Adrien, annuendo con la testa e continuando a guardare l’amico: «Prima regola del Fight Club: non parlare mai del Fight Club.»
«Ovviamente» assentì Wei, annuendo con la testa: «Se fosse toccato a uno di noi, il segreto sarebbe morto con gli altri.»
«Oh, ma guarda come sono solidali…» commentò la voce zuccherosa di Lila, alle loro spalle: «Trovo che siete veramente adorabili: così leali l’uno all’altro…»
«Ho sentito la voce della volpe.»
«Pure io, gattaccio.»
«Forse perché sono dietro di voi…» dichiarò l’italiana, osservandoli mentre si giravano a rallentatore: Sarah e Marinette erano di fianco a lei e stavano provando a non ridere per le facce stralunate che i cinque avevano in volto: «Ciao, ragazzi. Come andiamo?»
«Voi…»
«Che cosa facciamo qui, Rafael? E’ questo che vuoi chiedere?» domandò Sarah, sorridendo dolcemente: «Beh, Xiang ha proposto come prova di entrare qui dentro e…»
«Non sapevamo che avevate deciso di festeggiare a questo modo.» dichiarò Alya, spostando l’attenzione verso il palco e sospirando: «Siete così scontati.»
«Come ogni esponente del genere maschile.» dichiarò Xiang, osservando le due spogliarelliste che si strusciavano addosso a un ragazzo di colore: «Che cosa ci troveranno poi…»
«Beh, non vogliamo rovinare la loro festa, no?» dichiarò Marinette, sorridendo e sospingendo le altre verso l’uscita: «Divertiti, mon chaton.» cinguettò, poco prima di salire le scale e sparire fuori dalla vista dei ragazzi.
«Siamo morti.» decretò Alex, osservando le ragazze uscire velocemente dal locale: «Siamo decisamente morti.»
«Hai lasciato il testamento a Fu, vero?»
«Sì.»


Lila si accasciò contro il muro, tenendosi la pancia: «Avete visto le loro facce?» domandò, osservando le altre ragazze piegate in due dalle risate: «Erano terrorizzati! Terrorizzati!»
«Non penso sia bello veder apparire la propria fidanzata mentre sei in un locale del genere.» decretò Sarah, accucciandosi e ridendo: «Rafael era sbiancato, sembrava che avesse visto un fantasma!»
«Perché Nino?»
«Adrien! Adrien aveva lo sguardo di chi si è visto passare davanti agli occhi tutta la vita!» sentenziò Lila, mentre Marinette annuiva, asciugandosi gli occhi dalle lacrime delle risate.
«Domanda.» dichiarò Alya, alzando le mani e ridacchiando: «Chi farà finta di tenere il muso, per vedere cosa s’inventeranno come scusa?»
«Io, sicuramente.» assentì l’italiana, mentre Sarah annuiva vigorosamente e anche Marinette: «Tu, Xiang?»
«Cosa?»
«Perdonerai subito Alex o farai finta di essere arrabbiata?»
«Alex ed io…»
«Certo, certo. Ti consiglio di far finta di essere arrabbiata, è così bello quando cercano di rimediare.»
«Siete crudeli…»
«Oh sì, Rose tanto.»


La stanza era immersa nell’oscurità, eppure sapeva benissimo che loro erano tutti lì: la sua regina e i quattro, che aveva scelto come suoi sottoposti.
I quattro generali del suo futuro esercito.
I quattro che gli avrebbero portato i Miraculous.
Mosse una pedina sulla scacchiera, piegando le labbra in un sorriso e prendendo poi la mano della donna in piedi, vicino a lui, portandosela alle labbra: «Cominciamo con la nostra partita?»

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