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Miraculous Heroes 3

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Titolo: Miraculous Heroes 3
Personaggi: Adrien Agreste, Marinette Dupain-Cheng, altri
Genere: azione, mistero, romantico
Rating: NC13
Avvertimenti: longfic, what if...?, original character
Wordcount: 2.622 (Fidipù)
Note: E ci siamo! L'avete chiesto, l'avete domandato e finalmente avrete Thomas trasformato! Come si chiamerà? Beh, dato che il nome del personaggio è una citazione al padre di Miraculous Ladybug, ho pensato di usare un altro nome che il fandom conosce molto bene. E non vi dico altro.
Detto ciò...beh, direi di passare subito ai ringraziamenti, visto che non c'è molto da dire su questo capitolo: Le Malabar lo conoscete, dato che è stato già citato in Miraculous Heroes 1.
Perciò...
Grazie a tutti voi che leggete, commentate, inserite questa storia in una delle vostre liste, mi supportate e tutto quello che fate.
Grazie tantissimo!

 

Marinette si sistemò la sciarpa attorno al collo, prendendo poi il disegno che aveva ritirato dalla professoressa e guardando l’ennesima volta il voto che le aveva dato, sorridendo: aveva passato parecchio tempo su quel vestito ed era fiera del risultato ottenuto: «Una chiamata per te.» trillò allegra Tikki, alzando il cellulare e mostrando alla ragazza il chiamante.
La mora sorrise, sistemando il foglio all’interno della cartellina e recuperando poi il cellulare, accettando finalmente la chiamata: «Hai tempo per un povero gatto che è appena uscito dall’ennesimo esame?» domandò immediatamente Adrien, facendola sorridere: «Non ne posso più.»
«Com’è andata?»
«Direi abbastanza bene.» dichiarò il biondo, dall’altra parte del telefono: «Dove sei?»
«Sono andata a ritirare il mio progetto.» spiegò Marinette, dando un’occhiata veloce all’orologio: «Andiamo a mangiare da qualche parte?»
«Per me va bene.»
«Andiamo al locale dove lavora Ivan?» propose la ragazza, già pregustandosi i piatti del locale.
«Non è un po’ lontano, my lady?»
«Facciamo a chi arriva prima?»
«My lady…» sospirò il biondo al telefono e Marinette se lo immaginava mentre scuoteva il capo: «Vuoi darmi la vittoria così facilmente? Sono più vicino rispetto a te.»
«Come se tu potessi battermi.»
«Qual è il premio?»
«Chi perde paga?»
«Devi impegnarti, my lady.» dichiarò Adrien, divertito: «Se vuoi che partecipi a questa gara.»
«Decidiamo a gara conclusa?»
«E potrò chiedere qualunque cosa?»
«Qualunque cosa che io possa fare senza iniziare a balbettare o parlare lingue strane.»
«Sei noiosa.»
«Ci stai?»
«Preparati a perdere, coccinellina.»
Marinette sorrise, correndo velocemente nei parcheggi che erano sotto l’istituto e sorridendo alla kwami che, una volta al riparo da sguardo indiscreti, volò fuori: «Dobbiamo vincere.» dichiarò la ragazza, facendole l’occhio: «Tikki, transformami.» sentì la magia del Miraculous – l’energia del Quantum – avvolgerla e, una volta che tutto si fu concluso, sorrise: «Vediamo di vincere.»


Chat Noir balzò su un tetto, osservando il locale dove lavorare il suo ex-compagno di scuola: la vittoria era sua. Già poteva sentire il sapore dolce di questa: si issò in piedi e osservò la zona circostante, senza notare la coccinella nelle vicinanze. Sorrise, rimanendo ancora pochi secondi sul tetto, decidendosi poi a scendere e rendersi vincitore di quella piccola gara.
Balzò nel vuoto e, in quel momento, qualcosa lo afferrò per le gambe, scombussolandogli il mondo e facendolo ritrovare appeso a testa in giù, mentre Ladybug lo fissava sorridente da sopra il lampione, al quale lo aveva appeso: «My lady!» sentenziò l’eroe, sorridendo: «Questo non è leale.»
«Davvero?» domandò l’eroina, balzando a terra e avvicinandosi, dandogli un buffetto sul naso: «Quando lo avrei detto?»
«Tu…»
«Ho vinto io!» sentenziò allegra la ragazza, guardandosi attorno e, dopo aver appurato che non ci fosse nessuno, sciolse la trasformazione, osservando Chat Noir cadere a terra: «Scusa.» mormorò Marinette, mentre il felino le scoccava un’occhiataccia e, dopo averla imitata, tornò anche lui al suo aspetto ordinario.
«Non hai ancora vinto.» sentenziò Adrien, scattando e correndo in direzione del locale, immediatamente seguito dalla mora: attraversò velocemente la strada, raggiungendo i tavoli del Malabar e si voltò verso la ragazza che, a pochi passi di distanza lo raggiungeva; sorrise, avvicinandosi alla porta e aprendola: «Prima le signore.» dichiarò, facendo un lieve inchino e notando Marinette entrare con un sorriso fin troppo luminoso in volto: «No!» esclamò, accorgendosi di cosa aveva fatto.
«Vittoria!» esclamò allegra la ragazza, saltellando sul posto: «E hai fatto tutto da solo.»
«Ecco cosa succede a  fare i galanti.» bofonchiò Adrien, fissando male la fidanzata: «Avevo quasi vinto…»
«Povero il mio micetto.»
«A-ha! Infierisci, avanti.»
Ivan si avvicinò ai due, con uno sguardo curioso in volto: «Ciao.» li salutò, sorridendo a entrambi: «Vi accomodate oppure…»
«Ciao, Ivan!» Adrien salutò il ragazzo, sorridendo affabile: «Abbiamo fame. Tanta fame. Sono un povero studente appena uscito da un esame, mentre lei…» si fermò, assottigliando lo sguardo e voltandosi verso la ragazza: «…lei è una bara!»
«Hai fatto tutto da solo.» sentenziò Marinette, facendogli la linguaccia e armeggiando per togliersi la sciarpa, riuscendo a complicare di più il tutto; Ivan li osservò, scuotendo poi il capo e facendo cenno verso un tavolo vuoto, informandoli che avrebbe portato a breve i menù.
Marinette continuò a lavorare sulla sciarpa, avvicinandosi al tavolo e colpendo con il fianco una delle sedie: «Vieni.» sospirò Adrien, scacciandole le mani e iniziando a sciogliere la sciarpa: «Mi spieghi perché devi sempre portare questo affare così lungo? Fai troppi giri e guarda il risultato.»
«Perché è calda.» rispose immediatamente la ragazza, sorridendo allo sguardo verde concentrato: «E poi è anche morbida come lana.»
«Mh.»
«Chi capisce più di moda fra noi due?»
«Dovrei ricordarti che sono un modello.»
«Sì. Ed io vorrei ricordarti quello che vorresti comprare di solito, quando usciamo.»
«Quello è…» Adrien si fermò, alzando la testa: «Ribellione adolescenziale. Ecco.»
«Adrien, l’ultima volta volevi comprarti un maglione con due renne che bevevano assieme a Babbo Natale.»
«Ehi, Grinch. Quel maglione era perfetto per lo spirito natalizio.»
«E per far venire un infarto a tuo padre.»
Adrien borbottò qualcosa come risposta, riuscendo a sciogliere del tutto la sciarpa e mostrarla vittorioso alla ragazza: «Sei libera.» sentenziò, osservandola togliersi il cappotto e rivelare il vestito scuro che indossava.
«Che c’è?» gli domandò Marinette, inclinando la testa e osservarlo: «Sto male?»
«No, sei molto carina.» dichiarò prontamente il biondo, osservando il vestito scuro semplice che aveva come decorazione solo una linea grigia attorno allo scollo e al bordo della gonna: «Stai bene. Davvero. Stavo solo pensando a quando ci siamo conosciuti: eri sempre in pantaloni e maglia.»
«Guardavi come mi vestivo?»
«Fra le altre cose.» buttò lì Adrien, sedendosi e osservandola fare lo stesso: «Era divertente osservarti, quando andavamo alla Dupont: correvi sempre a destra e sinistra, poi…»
«Poi era divertente scommettere sui danni che avresti fatto.» concluse per lui Ivan, avvicinandosi al tavolo e grattandosi l’indice: «Max aveva messo su un vero e proprio giro di scommesse.»
«Max è morto.»
«Andiamo, principessa. Era il nostro divertimento.» dichiarò Adrien, facendole l’occhiolino: «Ti ricordi quando Max fece il sondaggio sulla ragazza più carina della classe?»
«Sì. Kim mi prese in giro perché io votai per Myléne.»
«Perché non ne sapevo niente?»
«Perché, principessa, eravamo bravissimi a nascondere il tutto a voi ragazze.» sentenziò Adrien, sorridendo: «Fra l’altro, io avevo votato per te e il mio voto ti ha fatto vincere, quindi merito un premio.»
«Vuoi un premio per avermi fatto vincere come più carina della classe? Davvero?»
«Sì.»
Ivan abbozzò un sorriso: «Volete assaggiare i nuovi hamburger? Oggi ha cambiato il formaggio, mettendo lo cheddar al posto della fontina italiana.»
«Per me va bene. Marinette?»
«Ok, anche per me.» assentì la ragazza: «E Ivan…»
«Succo di frutta per te, acqua per Adrien e il solito piattino di camembert.» sentenziò il ragazzo, annuendo: «Non venite da un po’, ma il vostro ordine lo so a memoria.»
«Grazie, amico.» sentenziò Adrien, sospirando: «Perché non puoi fare come Tikki, che non mangia mai?» borbottò, rivolto verso il suo giaccone, scuotendo poi il capo e togliendosi poi l’indumento: «Beh, non dici niente?» domandò, rivolto alla ragazza e allargando le braccia.
«Sei vestito esattamente come nell’ultimo numero di 93 style.» sentenziò Marinette, inclinando il capo: «Maglione a coste nero, camicia grigia, jeans e scarponi. Sì, esattamente uguale.»
«Ciao, Gabriel 2.0.» borbottò Adrien, imbronciandosi e osservandola male: «Stai diventando uguale a lui.»
«Sei splendor…cioè volevo dire, splendido. E lo sai.»
«Solo questo?»
«Sei a caccia di complimenti, Adrien?»
«Sì.» assentì deciso il ragazzo, poggiando le braccia sul tavolo e il viso contro di esse: «Voglio che tu mi faccia i complimenti.»
«La sfida l’avrei vinta io.»
«Solo perché hai barato.»
Marinette sospirò, sorridendo dolcemente: «Sei bello, gentile, educato, dolce…» si fermò, storcendo le labbra: «Divertente, forte, coraggioso…»
«Ti farei continuare all’infinito…» mormorò il ragazzo, tirandosi su e passandosi una mano sul volto: «Ma basta così.»
«Sei arrossito?»
«No.»
«Ti vedo, Adrien. Hai le guance rosse.» dichiarò Marinette, sorridendo: «E ti devo informare che sono una massima esperta di rossore al volto.»
«Sei diventata fin troppo sicura di te, sai?»
«E di chi è il merito?»
Adrien fece una smorfia, allungando una mano sul tavolo e giocherellando con le dita della ragazza: «Pensi che abbiamo fatto bene?» domandò di punto in bianco, tenendo lo sguardo fisso sulle loro mani: «A lasciare Nooroo con Thomas.»
«Come ti ho già detto, più e più volte, Thomas ha più o meno l’età che avevamo noi, quando Fu ci consegnò Tikki e Plagg.» mormorò Marinette, scuotendo la testa: «E sinceramente non voglio togliere questa possibilità a Thomas: se qualcuno lo avesse fatto a me, adesso non sarei qui.» si fermò, sorridendo: «Forse non ci sarei stata, se non avessi cambiato idea.»
«Sì, ci saresti stata.»
«Adrien…»
«Pensi davvero che non mi sarei mai innamorato di quella ragazzina che, la prima volta che mi vide, invece di strillare e chiedermi un autografo, mi sbraitò contro?»
«Non lo feci.»
«Oh sì! Ho avuto paura per la mia vita quel giorno.»
«Esagerato.»
Adrien sorrise, stringendo la mano della ragazza: «Allora è deciso? Sarà Thomas il nuovo Papillon o come si chiamerà?»
«Penso non ci sia più niente da decidere, Adrien.»
«Purrfetto!»


Felix osservò il proprio segretario, intrecciando le mani e accomodandosi meglio sulla poltrona: «Cosa ha chiesto Bourgeois?» domandò, sorridendo affabile: «Forse non ho capito bene le ultime parole.»
«Bourgeois ha chiesto un confronto. In televisione. Con lei.» spiegò il suo dipendente, portandosi una mano al collo e strattonando leggermente la cravatta: «Ho provato a spiegare che lei odia comparire davanti le telecamere…»
Felix lo zittì con un movimento della mano, sospirando e portandosi l’altra al setto nasale: «Parlerò con Bourgeois.» mormorò, scoccando un’occhiataccia alla terza occupante della stanza: «Puoi andare. Grazie mille. Ah, puoi rivedere gli ultimi conti? Penso che quelli che si occupano della campagna promozionale si siano fatti prendere la mano…» spiegò, osservando poi il suo segretario uscire e, solo allora, dedicò completamente tutta la sua attenzione alla giovane: «Posso sapere cosa ci trovi di divertente, Xiang?»
«La tua segretezza. E’ inutile.»
«Non è inutile.»
«Oh sì. Ti è stato facile passare inosservato da semplice politico ma come pensi di fare se vincerai le elezioni? Ho visto parecchie volte Bourgeois in televisione, sai?»
«Beh, per quando sarò sindaco mi sarò già rivelato a qualcuno.»
«E perché non farlo ora?»
«Perché non mi va?» domandò Felix, sorridendo: «E da quando in qua tu sei così esperta di pubbliche relazioni del sindaco di Parigi?»
«Da quando lo vedo molto spesso in televisione?»
«Ecco. Altra ragione per cui tu devi iniziare ad andare a scuola: questa e perché così la smetterai di pensare di prendere i Miraculous.»
«Io devo prendere i Miraculous e non andrò a scuola.»
«Ti ho già iscritto in un liceo.» sentenziò Felix, sorridendole: «Il Louis-le-Grand. Ti piacerà, ne sono certo.»
«Cosa hai fatto?»
«Tranquilla, non serve ringraziarmi. L’ho fatto per il tuo bene.»
«Tu…tu…»
«Occupato!»
«Cosa?»
«Seriamente, Xiang, tu uccidi la comicità di un uomo.»
«Io non andrò in quella scuola.»
«Io invece credo proprio che ci andrai, invece.»
Xiang lo fissò stizzita, raggiungendo velocemente la porta e aprendola: «Non pensare che te la lascerò vincere, Felix.» sbottò, uscendo dall’ufficio e chiudendo con un colpo secco l’uscio dietro di sé, lasciando l’uomo da solo.
Felix inspirò profondamente, scuotendo il capo e guardando con desiderio il carrello pieno d’alcool: «Dura la vita per un padre single con una figlia adolescente…» bofonchiò, alzandosi e avvicinandosi, recuperando la prima bottiglia a portata di mano: «Ha assolutamente bisogno di una figura femminile nella sua vita.»
«Piantala di parlare di me come se fossi tua figlia!» urlò Xiang, dall’altro lato della porta, facendo sorridere Felix mentre si portava il bicchiere alle labbra: «Sei inquietante.»



Thomas addentò il biscotto, facendo scorrere la pagina e osservando le varie foto di farfalle: «Che stai facendo?» domandò Nooroo, volando davanti lo schermo e studiando ciò che aveva davanti: «Bella quella!»
«Quella è una falena, Nooroo.» borbottò Thomas, poggiandosi contro lo schienale della sedia e sospirando, attirando così l’attenzione del kwami: «Stavo cercando ispirazione per il mio nome da supereroe: Papillon è già stato preso. Butterfly o Farfalla? No, grazie. Non voglio farmi ridere dietro.»
Nooroo sorrise, voltandosi verso lo schermo e indicando una parola: «Che ne dici di Hawkmoth?»
«Vuol dire falena.»
«Beh, le falene fanno parte dello stesso ordine delle farfalle.» spiegò Nooroo, volando poco più in alto e indicando una frase sullo schermo: «Guarda, è scritto qui.»
«Hawkmoth…» mormorò Thomas, soppesando la parola e sorridendo: «E’ figo come nome.»
«Vero?»
«Ehi tu.» Thomas balzò in piedi, indicando un punto nella camera con il braccio alzato: «Io sono Hawkmoth, il nuovo protettore di questa città!» abbassò l’arto, voltandosi verso il kwami: «Beh, suona bene.»
«Quindi sarai Hawkmoth?»
Thomas annuì convinto, abbassando lo sguardo e giocherellando con la spilla, che teneva alla cintura: «Proviamo?» domandò, fissando speranzoso il kwami.
«Ti ricordi tutto? Per trasformarti devi dire ‘Nooroo, trasformami’.» spiegò velocemente lo spirito, volando davanti a lui: «E per ritornare normale, devi semplicemente dire ‘Nooroo, detrasformami’ oppure toglierti il Miraculous; e…»
«E non userò i poteri. Promesso.» sentenziò Thomas, sorridendo: «Voglio solo vedere come sono da supereroe.» Il kwami assentì e Thomas balzò al centro della stanza, prendendo la spilla e portando il braccio avanti, come aveva visto fare in un telefilm: «Nooroo, trasformami!» ordinò, venendo immediatamente avvolto dalla luce della trasformazione: chiuse gli occhi, sentendo il potere calare su di lui e, una volta che fu tutto finito aprì le palpebre, guardandosi attorno.
Il mondo era come sempre.
Sorrise, avvicinandosi all’armadio e aprendo l’anta ove era attaccato lo specchio, guardandosi: «Sono viola.» sbuffò, notando il costume di un pallido violetto: «Ho le mutande!» esclamò, abbassando lo sguardo e guardando la zona del bacino, di una tonalità più scura come i guanti e gli stivali.
Sospirò, voltandosi e notando solo in quel momento le farfalle candide, che volavano per la stanza: Nooroo l’aveva avvertito che, una volta trasformato, queste sarebbero apparse, spiegandogli anche come Papillon creava akuma, infondendo in esse l’energia negativa – o positiva, com’era successo nel caso dell’attacco contro Coeur Noir – e mandandole verso chi era stato designato suo campione.
I suoi poteri erano soggetti alle emozioni forti, aveva continuato a spiegargli il kwami ma Thomas non aveva capito benissimo quest’ultima parte: «E se provassi?» mormorò, allungando una mano e osservando una farfalla adagiarsi nel suo palmo, facendolo sorridere: «Chi mai lo scoprirà?»
Inspirò profondamente, socchiudendo gli occhi e infondendo la sua energia nella farfalla, osservando le ali candide diventare viola scuro: mh. Chissà, magari il viola era il colore predominante di chi indossava il Miraculous della Farfalla; aprì la mano, osservando l’insetto volare fuori dalla sua camera e, in quel momento, sentì la porta di casa sbattere con violenza.
La mamma?
No, lei aveva il turno in ospedale.
«Camille?» domandò titubante, guardandosi attorno e andando nel panico: ce l’avrebbe fatta a ritornare normale e far sparire tutto, prima che sua sorella irrompesse in camera sua?
«Non rompere, Thomas.» sbottò la ragazza, superando la sua porta e facendo sospirare di sollievo il ragazzino: perfetto, sua sorella era arrabbiata con qualcuno o qualcosa, quindi se ne sarebbe stata nella sua stanza a sbollire la rabbia; inspirò, lasciandosi cadere sul letto ma una fitta acuta di dolore lo fece gemere, mentre la sua vista si annebbiava e…
Perché stava vedendo camera di sua sorella?
«Io gliela farò pagare.» dichiarò la voce di Camille nella mente del ragazzino, senza fargli capire esattamente cosa stava succedendo: Thomas si alzò in piedi, facendo un passo in avanti e andando a sbattere contro la sedia della sua scrivania: «Grazie per il potere che mi hai dato, io sono…io sono…»
«Mia sorella?»
«La Sœur.»
«No, aspetta. Camille…»
Che cosa stava succedendo?
Perché sua sorella si comportava in quel modo?
Oh. Maledizione.
L’akuma o quel che era.
«Ho akumatizzato mia sorella.»
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